Si approfitta della compagna disabile per accendere un mutuo di 20mila euro: perugino indagato

L'uomo è indagato per circonvenzione di incapaci nei confronti della sua compagna, affetta da infermità mentale. Ma la vicenda è ancora tutta da chiarire

L’ipotesi di accusa, così come formulata dalla procura nei confronti di un perugino, è quella di circonvenzione di incapaci. L’indagato – è questa l’ipotesi d’accusa – si sarebbe approfittato della sua compagna affetta da infermità psichica per ottenere dei vantaggi economici. In particolare, secondo le indagini, dopo aver instaurato con la donna un legame affettivo, l’avrebbe consigliata di aprire un conto corrente (al fine di ottenere anche alcuni rimborsi dell’Inps) e nel farle sottoscrivere in modo inconsapevole la relativa documentazione per riscuotere o reinvestire in titoli i rimborsi dovuti dallo stesso ente previdenziale, inducendola così a compiere presso la filiale atti di disposizione del proprio patrimonio per accendere un mutuo da 20mila euro.

Da quel mutuo acceso però, ci sarebbero stati addebiti periodici delle rate rilevati sul proprio conto corrente, dove l’indagato avrebbe ammesso di averlo acceso al fine di attivare un sito internet in cui anche la compagna avrebbe lavorato. Le accuse mosse contro il perugino vanno dalla truffa alla circonvenzione di incapaci: si sarebbe fatto dare dalla compagna 5mila euro con la falsa promessa della restituzione e questo, approfittando della sua condizione mentale di cui era affetta. Oggi, dinanzi al gip Percarlo Frabotta, si è concluso l'incidente probatorio per far luce sulla vicenda; il giudice ha quindi trasmesso gli atti al pm mentre dalla perizia effettuata sulla presunta vittima del raggiro, è emerso come ci sia effettivamente una patologia, ma che questa non abbia inficiato per le disposizioni patrimoniali. Ha quindi rimesso al giudice la valutazione sul fatto. 

Intanto l'indagato, difeso dall'avvocato Luca Gentili, si è dichiatato estraneo ai fatti a lui contestati sottolineando come il progetto di aprire un sito internet per far lavorare anche la sua compagna fosse sfumato per cause non dipendenti dalla propria volontà e che soprattutto la donna non avrebbe mai manifestato disturbi tali da incidere sulla sua capacità di scelta. I fatti contestati, risalirebbero al 2013-2014. 

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