Galleria Kennedy, Mercato Coperto e le fonti d'acqua "dimenticate" nel sottosuolo del centro storico

L'ingegner Elvio Fagiolari, tecnico del Comune che, all'epoca, ha seguito la costruzione del secondo ascensore del Pincetto e della galleria pedonale di accesso ai due ascensori, dice la sua sulla questione della cisterna/pozzo su cui PerugiaToday ha aperto il dibattito

L’ingegner Elvio Fagiolari, tecnico del Comune che, all’epoca, ha seguito la costruzione del secondo ascensore del Pincetto e della galleria pedonale di accesso ai due ascensori, dice la sua sulla questione della cisterna/pozzo su cui PerugiaToday ha aperto il dibattito.

Circa il pozzo chiarisce: “Nella pianta del catasto gregoriano del 1819 da voi pubblicata, la struttura rappresentata potrebbe essere un pozzo, ma forse anche una semplice fontana, comunque alimentata da acque sorgive, perché in quell’epoca l’unico acquedotto presente in città era quello di Monte Pacciano ed alimentava soltanto la Fontana Maggiore. Devo, in proposito, evidenziare che l’ubicazione del “pozzo” – come sostenuto da Allegrini – ricade all’interno dell’area di sedime del Mercato coperto.  È certo che sotto esiste un grande collettore fognario che partendo da Piazza Matteotti–Via Fani, convoglia le acque di scarico, sorgive e di pioggia verso le “Briglie di Braccio”. Quindi, se di pozzo si tratta, lo stesso è stato inevitabilmente chiuso in occasione della costruzione del mercato negli anni ’30 del secolo scorso”. 

Galleria Kennedy, i problemi vengono da lontanissimo: l'antica fonte d'acqua dimenticata 
L'ANALISI: Galleria Kennedy, l'archeologa conferma: c'è un pozzo dimenticato

Poi chiarisce: “Per quanto riguarda invece il pozzo descritto da Emanuela Casinini e da qualche altro commentatore, posso affermare che esso non ha nulla a che vedere con quello rappresentato in cartina, ma che invece si riferisce, con assoluta certezza, al pozzo di aerazione della Galleria Kennedy, realizzato contestualmente alla galleria stessa, la cui costruzione iniziò poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, e fu completata negli anni successivi alla fine del conflitto, tra il 1945 e il 1950. La finalità del pozzo, come si evince dalla denominazione, era quella di aerare la galleria, andando a costituire un vero e proprio “camino” per migliorare la circolazione di aria all’interno del manufatto. Il pozzo fu poi collegato, tramite una scala elicoidale, con Via della Rupe. Il pozzo con la sua scala si rivelò molto utile durante la guerra, quando la galleria, non ancora ultimata, venne utilizzata come rifugio antiaereo, rappresentando un utile collegamento con il centro cittadino. Così, dopo la guerra, a fine lavori, il pozzo rimase aperto assolvendo quindi oltre alla funzione di aereazione anche quella pedonale per diversi anni. Il Comune lo chiuse con una grata a seguito dell’episodio di suicidio ricordato dalla Casinini”. 

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