Condannato il perugino che uccise e scuoiò gattino ma l'Enpa non si fida e lancia un appello al sindaco Romizi

"Siamo molto preoccupati che il condannato possa tornare ad uccidere e per questo chiediamo al Sindaco di Perugia di intervenire con una ordinanza specifica"

Dopo la condanna in via definitiva - Cassazione - per l'uomo che ha scuoiato e ucciso un gatto nero, un cucciolo, per poi abbandonare la carcassa davanti l’ingresso di una scuola media di Perugia, l'Enpa nazionale - che si era costituita parte civile - ha chiesto al sindaco di Perugia, Andrea Romizi, di emettere una particolare ordinanza per evitare il rischio che altri animali subiscano, sempre per via della stessa mano, la stessa fine del cucciolo ucciso,

“Siamo soddisfatti della decisione della Corte di Cassazione – afferma Carla Rocchi, presidente nazionale Enpa - che ha finalmente messo un punto ad una terribile storia di violenza e crudeltà. Rimane la consapevolezza della necessità di pene più severe ed efficaci per coloro che maltrattano e uccidono animali. Siamo inoltre molto preoccupati che il condannato possa tornare ad uccidere e per questo chiediamo al Sindaco di Perugia, di emettere un’Ordinanza di divieto di detenzione di animali nei confronti del condannato. Confidiamo che le istituzioni faranno il massimo in termini di prevenzione e repressione”.

LA STORIA - Si è chiuso così un lungo capitolo giudiziario, iniziato con un atto di violenza nel 2014 quando un gatto torturato e ucciso è stato ritrovato davanti ad una scuola di Perugia. I Carabinieri hanno avviato un’indagine arrivando ad identificare un uomo che all’epoca aveva 23 anni. L’Enpa si è costituita parte civile e ha seguito da vicino ogni fase di questa delicata vicenda processuale.

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"La sentenza di primo grado - ha ricordato Enpa - ha assolto l’imputato dal reato di uccisione di animali. In un garage occupato dall’uomo le Forze dell’Ordine hanno scoperto un vero luogo degli orrori, ritrovando anche strumenti di tortura: una ghigliottina, strumenti per immobilizzare egli animali, siringhe, attrezzi da chirurgo con cui effettuava le mutilazioni, uncini, martelli e quattro maschere fatte con teste di gatto, zampe conservate in vasetti e interiora. La Procura di Perugia ha quindi impugnato la sentenza nella parte in cui assolveva l’imputato dall’uccisione di animali e la Corte d'Appello di Perugia ha dichiarato l'imputato colpevole del reato di uccisone di animale condannandolo a 4 mesi di reclusione e al pagamento delle spese alle parti civili. L’imputato ha quindi proposto ricorso in Cassazione che lo ha respinto e condannando il killer dei gatti al pagamento delle spese in favore delle parti civile".

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