"Io, guarito dopo 14 chemio, vi dico che bisogna credere nella nostra sanità, anche dopo l'inchiesta"

E' inutile nasconderlo: il rapporto di fiducia tra paziente e azienda ospedaliera, dopo i concorsi e le tante intercettazioni pubblicate, potrebbe venire meno. Ma la nostra sanità è migliore della politica e dei politici. Ecco il racconto di guarigione, di speranza e di cambiamento di Tommaso Bori

La foto di Tommaso durante l'ennesimo trattamento sanitario

Sanitopoli Perugia, quella dei concorsi truccati e del Pd che avrebbe gestito i vertici dell'azienda ospedaliera a proprio piacimento, purtroppo rischia anche di incrinare il rapporto di fiducia tra paziente-cliente e medico-reparto-primario del Santa Maria della Misericordia. Dopo tutto quello che si è scritto può venire meno la fiducia, la speranza che sono fondamentali per credere in un percorso di cura, di guarigione.

Tutti i dati nazionali però indicano un livello sanitario alto, da modello per altre regioni. I dati sono dati. La magistratura e la politica sono chiamate a fare pulizia di ciò che è sbagliato e illegale. Ma questo non deve togliere anche i tanti meriti della sanità di casa nostra. Lo spiega bene Tommaso Bori, ex consigliere comunale del Pd, uno che si batte però per una nuova stagione rispetto a quella del padri politici che ha avuto. E' medico ma è stato anche malato grave - si è salvato da una leucemia - ed ha voluto condividere la sua esperienza su perchè bisogna avere fiducia nella nostra sanità, nonostante Sanitopoli. Buona Lettura

Nicola Bossi - direttore Perugiatoday.it

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di Tommaso Bori ex consigliere comunale - medico 

Tutta un’altra storia.

Per me non è facile, ma è quella che vorrei provare a raccontare. Soprattutto rispetto a ciò che, da un mese a questa parte, siamo costretti a leggere tutti i giorni sulla stampa locale e nazionale.

La farò partendo da una foto che non ha mai visto quasi nessuno. Ma prima mi presento: sono Tommaso Bori, ho studiato Medicina e Chirurgia a Perugia e mi sto specializzando in Umbria. La foto è stata fatta nel nostro ospedale, però non l’ho scattata io, ma mio padre che ha lavorato tutta la vita in ospedale. Nella foto non c’è un mio paziente, quello sono io. E accanto a me non c’è il mio medico, ma mio cugino che mi ha accompagnato in ogni tappa del mio percorso.

Sui social si è soliti condividere parti della propria vita per lasciar sbirciare ciò si vuole mettere in mostra, quando si è belli, forti e magari in posa con il profilo migliore. Al contrario ho scelto quest’immagine, che per dieci anni ho tenuto riservata, con la speranza per riuscire a trasmettere un messaggio forte. Ci sono io, sfinito da 14 chemioterapie, un prelievo di midollo osseo, due operazioni, 12 risonanze magnetiche e 4 PET-TAC. La terapia precedente non ero neppure riuscito a tornare a casa sulle mie gambe.

Sfinito ma non fragile. Perché? Perché la mia forza era la certezza di ricevere le migliori cure possibili, in un ospedale ottimo e in sistema sanitario regionale pubblico e di qualità riconosciuta. Sapevo di poter affidare la mia vita ad ognuno dei 10 mila operatori sanitari che svolgono il loro lavoro con un impegno, una passione e una dedizione unica: medici, infermieri, tecnici e oss che, spesso sopra le forze e a prescindere dagli orari, si dedicano alla cura del paziente, alla diagnosi tempestiva, alla terapia che spesso porta a guarigione, all'assistenza e alla riabilitazione di tutti. Giorno e notte, garantendo con le loro competenze e le loro energie una sanità universalistica e d’eccellenza.

Mai nessuno, durante un percorso di cure, deve sentire il dubbio di poter essere curato meglio altrove. E a me questo dubbio non mi ha mai neppure sfiorato. La fiducia da parte delle persone che chiedono cure è parte integrante della cura stessa.
Questa è la mia storia, tutta un’altra storia, distante dall'immagine distorta che viene data della sanità umbra e dell’ospedale perugino da un mese a questa parte.

Le vicende giudiziarie che hanno coinvolto alcuni vertici della politica regionale e dell’amministrazione sanitaria rischiano di gettare nel discredito l’intera comunità umbra e il sistema sanitario regionale. E noi questo non possiamo permettercelo. Chi ha commesso degli errori o omesso i controlli sta minando la credibilità di tutti e compromettendo il rapporto tra cittadini ed istituzioni, tra cittadini e sistema sanitario. Esponendo ad un attacco strumentale 40 anni di esperienze all'avanguardia nel campo della salute pubblica da parte di chi maschera con una finta azione moralizzatrice la volontà di smantellare i servizi pubblici, magari con speculazioni interessate.
Nei nostri presidi ci sono tante persone corrette, trasparenti, professionali e in gamba: una moltitudine che, per prima, subisce i danni causati dal comportamento di pochi.

La magistratura ha il compito di sradicare ogni tipo di illegalità con gli strumenti che la legge gli fornisce, naturalmente preservando le garanzie degli imputati e assumendo la regola della presunzione di innocenza. La politica, però, ha un altro compito che non dobbiamo sottacere o verrà meno il senso del nostro impegno. Il bisogno di produrre una svolta, sia morale che culturale, per cambiare il cuore stesso della società: il potere si deve gestire per servire le persone e non deve essere messo al servizio di chi lo gestisce.
Non deve essere la magistratura a definire questo limite, ma prima di tutta una politica rinnovata che bonifica e rende chiara questa distinzione nella selezione della classe politica. Ovunque vi siano incrostazioni di potere e mancato ricambio del gruppo dirigente deve essere la politica ad arrivare prima della magistratura.

Ogni volta che riguardo questa foto ricordo ciò che ho imparato: a mie spese ho imparato che se c’è una patologia va curata e non negata, che la terapia può essere durissima ma è necessaria, che ogni scusa con cui si rimanda una scelta inevitabile è soltanto un danno a sé stessi e a chi ci sta vicino. Ma questa foto mi ha insegnato anche che dalle difficoltà si può uscirne insieme e più forti, che anche gli ostacoli che sembrano insormontabili possono essere superati e che ogni avversità si può battere lottando con tutte le proprie forze senza perdere la speranza.

Tutto quello che ho imparato dalla mia esperienza, nella sanità come nella politica, la metto a disposizione delle mie comunità, insieme a queste righe di riflessione: dove per tornare in sintonia con le persone serve il coraggio del cambiamento e non le scelte di galleggiamento. È necessario voltare pagina, davvero.

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