Due bambini nascono non vedenti all'ospedale di Perugia: per le madri è colpa di un farmaco

La vicenda, a seguito dell'esposto presentato in Procura, è "approdata" in tribunale ed è proprio in aula che si cercherà di dare risposte a quanto successo. I medici hanno respinto le accuse: "cecità per problemi genetici"

Una storia con tanti, troppi lati oscuri e dalle versioni completamente contrastanti. Da una parte abbiamo due madri che accusano il Santa Maria della Misericordia della cecità dei loro figli nati a poca di distanza di tempo, dall'altra vi sono invece i medici dell'ospedale di Perugia che respingono ogni accusa, affermando che non hanno alcuna responsabilità in merito, ma che la patologia avrebbe come spiegazione un problema genetico. La vicenda, a seguito dell'esposto presentato in Procura, è “approdata” in tribunale ed è proprio in aula che si cercherà di dare risposte a quanto successo.

I fatti - Le due donna partoriscono i loro piccoli nel reparto di neonatologia. Appena venuti alla luce, il pediatria accerta la cecità dei due bambini. Ma è nell'esposto alla procura di Perugia che le madri denunciano l'assidua somministrazione di un farmaco (omissis). Nel particolare una delle donne avrebbe dichiarato che la somministrazione avveniva “pressoché quotidiana, anche due volte nello stesso giorno, nel corso della degenza”.

Sempre la donna nell'esposto denuncia: “nella cartella clinica, stranamente, non sono state annotate le iniezioni quotidiane, mentre sono state cancellate quelle effettuate due volte nella stessa giornata. Nonostante ciò, si evince, comunque, il sovradosaggio del farmaco (omissis), in quanto risulta somministrato ogni tre giorni anziché due sole volte a settimana”. E ancora: “A seguito del ricovero, mi veniva prescritto di proseguire le iniezioni, a domicilio, ogni tre giorni, a partire dal 24/12. Cosa che ho fatto fino al 01/02, giorno del ricovero per motivi di diabete gestazionale. Ciò significa che, anche in questo lasso di tempo, ho assunto il farmaco (omissis) in sovradosaggio, cioè per ben 13 volte, anziché 5 o 10 volte, al massimo, come sarebbe dovuto accadere nel rispetto della posologia del bugiardino. Specifico, peraltro, che, contrariamente alla normativa vigente, nessuno mi ha mai correttamente aggiornata riguardo alle controindicazioni del farmaco”.

Secondo la tesi difensiva, rappresentata dall'avvocato Francesco Mirobalba, “nel bugiardino del farmaco, alla voce avvertenze, si legge che il Lentogest deve essere escluso in presenza di una gravidanza e che bisogna usare particolare cautela nel caso di gestanti affette da diabete. Inoltre, sono indicati, tra le controindicazioni all’assunzione del farmaco, proprio gravissimi danni alla vista”. Insomma, secondo la donna, il problema della patologia microftalmica, riscontrata dal bimbo sarebbe stata causata da un'eccessiva somministrazione d el farmaco.

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Un'altra versione dei fatti viene invece fornita dai medici del Santa Maria della Misericordia di Perugia, rappresentati dall'avvocato Luca Gentili. In base, infatti, alla perizia effettuata dai professori Gerardo Santoni e Walter Patumi le cause della malformazione sono da ricercarsi in un problema genetico. Nella perizia si legge inoltre che “la comunità scientifica non ha evidenziato alcun collegamento tra le somministrazione di tale farmaco e l'insorgenza della patologia microftalmica”. Il pubblico ministero Mario Formisano ha comunque fatto richiesta di archiviazione, adesso spetterà al gup emettere la sentenza.

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