Negozi e auto di lusso con i soldi della droga, la trappola del giudice per incastrare la banda dei trafficanti cinesi

"Intercettare i pacchi, prendere la droga e riconfezionare il tutto". Nell'ordinanza di custodia cautelare di un cittadino cinese la ricostruzione degli affari criminali con la droga che arrivava dalla Spagna a Perugia e poi veniva spedita in Inghilterra

La droga arrivava dalla Spagna a Perugia, veniva impacchettata nuovamente e spedita in Inghilterra. In meno di due anni 449 sono stati i pacchi contenenti stupefacenti mandati tramite corriere in Gran Bretagna e i proventi investiti sia nell’acquisto di nuovo stupefacente, sia per acquisire attività commerciali ed effettuare altri investimenti illeciti (contraffazione, immigrazione clandestina, ricettazione) e “potenziali violazioni delle norme di diritto valutario e tributario”.

È la ricostruzione che emerge dall’ordinanza di arresto di un cittadino cinese, difeso dagli avvocati Giovanni Tronci e Leonardo Orioli, per traffico internazionale di droga, per un ammontare di oltre 70 chili di marijuana spedita via corriere postale.

L’operazione è scattata dopo la segnalazione da parte della Dogana tedesca del rinvenimento, all’aeroporto di Lipsia, di 11 pacchi pieni di marijuana, inviati tramite corriere da Perugia alla volta del Regno Unito.

Dai successivi accertamenti della Guardia di finanza presso i vari corrieri internazionali utilizzati, si risaliva all’identità di un cittadino cinese residente a Perugia. Lo stesso veniva riconosciuto dal personale che aveva accettato le spedizioni tramite le foto dello stesso pubblicate sui social, anche se vi compariva con un nome diverso rispetto a quello segnato sulla documentazione delle spedizioni avvenute con la dicitura “abiti”, oppure “Clothes”. Il cinese indagato, dai riscontri effettuati, quasi giornalmente si recava presso vari spedizionieri per effettuare l’invio di pacchi in Inghilterra oppure andava a ritirare voluminosi pacchi provenienti dalla Spagna.

I finanzieri aprivano uno di questi pacchi e vi trovavano marijuana. A questo punto il gip Lidia Brutti autorizzava le intercettazioni ambientali e la radiolocalizzazione delle auto utilizzate dal cinese indagato al fine di seguirlo nei suoi spostamenti e ascoltare quanto diceva con i suoi interlocutori. Il giudice autorizzava la Guardia di finanza ad aprire tutti i pacchi inviati dal cinese, a sostituire la droga contenuta, riconfezionare il pacco e proseguire con la spedizione. Da un’intercettazione emergevano le lamentele del cinese per la “perdita di numerosi carichi con gravi danni economici”.

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Da uno di questi colloqui, inoltre, emergeva l’utilizzo del denaro provento della vendita di droga: l’acquisto di un minimarket di proprietà di un connazionale nel centro di Perugia. In un’altra intercettazione si parla dell’acquisto di una Lamborghini e dell’avvenuto acquisto di una Mercedes da 189mila euro. Da qui l’ordine di arresto per il rischio di fuga, in attesa dell’interrogatorio del cinese.

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