Muore dopo il digiuno per curare la sclerosi multipla, medico indagato: i risultati dell'autopsia

Oggi l'esame autoptico effettuato sul cadavere di Carmela Maria De Muro, la 57enne che dalla Sardegna era arrivata a Perugia per curare i sintomi della malattia con la digiuno terapia

Una emorragia gastro-intestinale, poi la morte. E' quanto emerge dall'autopsia effettuata sul corpo della 57enne Carmela Maria De Muro, la paziente affetta da sclerosi multipla che dalla Sardegna era arrivata a Perugia per sottoporsi alle terapie alternative del medico chirurgo Massimo Melelli Roia, iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo. L'autopsia, eseguita dal medico legale Marco Di Paolo, nominato dalla procura di Perugia per eseguire l'accertamento, ha quindi concluso che il decesso della donna sarebbe stato causato da una emorragia a livello intestinale. Una risposta tuttavia, che al momento non riesce a chiarire la correlazione fra la morte della 57enne e la diugno terapia a cui si era sottoposta per 14 giorni.

"Digiuno terapia per curare la sclerosi multipla? Nessun fondamento scientifico"

Per capire se la terapia prescritta dal medico indagato sia stata una causa o una concausa del decesso, bisognerà attendere gli esami istologici. Solo con accertamenti più approfonditi si farà luce su una vicenda delicata, dolorosa, che apre certamente a degli spunti riflessivi circa le terapie dell'ultima spiaggia a cui le persone malate spesso si sottopongono, ma che rimane ancora piena di punti interrogativi. L'unica certezza è che Carmela Maria, da Cagliari a Perugia per il viaggio della speranza c'era venuta insieme al marito, cercando di poter risolvere, o comunque allievare i sintomi di una malattia ancora orfana di cure che ne possano decretare la sconfitta.

Digiuna 14 giorni e muore, era la terapia contro la sclerosi multipla. Il medico indagato: "La cura non c'entra"

Secondo quanto si apprende, il medico indagato non le avrebbe mai sconsigliato di "abbandonare" le terapie ufficiali prescritte dal neurologo da cui era in cura. Ora si cerca una risposta ai tanti punti interrogativi. Quel corpo, già provato da una malattia invalidante e neurodegenerativa poteva sopportare un diguno tanto lungo? Cosa è successo quella maledetta notte? 

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