Trovata morta alla pensilina del bus: "abbandonata e maltrattata", in due rinviati a giudizio

Svetlana Kouchnikova fu ritrovata senza vita otto anni fa alla fermata del bus in via Cortonese. Archiviata l'accusa d'omicidio, l'ex marito è stato accusato di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale

Svetlana Kouchnikova fu ritrovata ormai senza vita alla pensilina del bus in via Cortonese, il 14 giugno di otto anni fa. Dopo l’arresto del marito con l’accusa di omicidio, poi scagionato, questa mattina il gip del tribunale di Perugia lo ha rinviato a giudizio per violenza sessuale (cade l'accusa dei maltrattamenti per intervenuta prescrizione). Mentre per colui che le aveva affittato un piccolo appartamento per vivere, attiguo al suo, l’accusa è di abbandono di incapaci. Entrambi subiranno un processo con rito ordinario e la prima udienza, dinanzi ai giudici in composizione collegiale, è stata fissata al prossimo 7 marzo 2019.

Una vicenda dolora:  stava malissimo Svetlana; febbre, grave broncopolmonite, difficoltà respiratorie, senza che nessuno le avesse dato una mano.  Omissione di soccorso e abbandono di persone incapaci. Con questa ipotesi di reato la procura di Perugia aveva indagato colui che aveva affittato un appartamento a Svetlana e sarebbe stato proprio lui – secondo l’accusa a caricarla in auto e a trasportarla fino alla fermata lasciandola appoggiata a una panchina sotto la pensilina della fermata, in attesa di un bus che per lei, non sarebbe mai arrivato.

E se in un primo momento venne arrestato l’ex marito della donna con l’accusa di omicidio, poi archiviata nel 2016 anche alla luce di una perizia che ne ha decretato la morte per polmonite, sotto i riflettori della procura e’ rimasta ancora una posizione “scomoda” e tutta da chiarire. Perché, anche se non è stato l’ex marito ad ucciderla, per le carte dell'accusa l'avrebbe maltrattata anche quando ormai erano separati, obbligandola a subire rapporti sessuali non consenzienti "talvolta anche con l'uso della forza e in un'occasione arrivando a causarle la frattura scomposta dell'arco superiore della costa sinistra". Le avrebbe nascosto il cibo, vietandole di fare la spesa, o di comprare qualsiasi tipologia di bene da sola e senza il consenso, "facendola vivere in uno stato di indigenza, rifiutando di darle le medicine e di prestarle soccorso in caso di necessità".

L’altro imputato invece, per l’Accusa le avrebbe negato qualsiasi forma di assistenza o di aiuto quando stava male nonostante le due abitazioni fossero poste l'una di fronte all'altra nello stesso pianerottolo, alle quali si accedeva da un unico portone che era comune ad entrambe. E' scritto sulla richiesta di rinvio a giudizio. 

Ls nipote della donna si  è costituita parte civile con l'avvocato Nicodemo Gentile, l'ex marito di Svletana è difeso dagli avvocati Lino Ciaccio e David Furia. Il legale Giuseppe Innamorati difende invece il proprietario dell’appartamento dove, per un breve periodo, la povera Svetlana ha vissuto l’ultimo periodo della sua breve vita. 

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