E' morta Marina Ripa di Meana, il ricordo: "Una grande donna, sempre controcorrente"

La testimonianza del professor Mannarino: "Legatissima all'Umbria e a Perugia, perdiamo un grande personaggio"

Marina Ripa di Meana, foto esclusiva PerugiaToday

“L’Umbria ha perso un grande personaggio”. Lo dichiara senza incertezze Elmo Mannarino, illustre clinico e intellettuale, in relazione di affetto e di amicizia con Marina Ripa di Meana, suo marito Carlo e i parenti perugini. Calabrese come lei, Mannarino, che l’ha ben conosciuta, dice: “Marina è scomparsa in perfetta coerenza col suo profilo umano, culturale, esistenziale: è sempre stata personaggio pubblico ed è morta così come è vissuta, scegliendo di rendere visibili le proprie sofferenze e le scelte conseguenti”.

Mannarino, che è anche un grande medico, aggiunge: “Una morte avvenuta, simbolicamente, in prossimità dell’approvazione della legge sul fine vita. Ma si sappia che l’accompagnamento alla morte con la sedazione dolce viene praticata da sempre negli ospedali: tale scelta, infatti, non viola né le norme deontologiche né quelle morali o religiose. Quando non esiste possibilità di recupero, è inumano far sopravvivere chi è tormentato da sofferenze indicibili e inutili”. 

Prosegue: “È stata una donna che ha segnato, e personalmente testimoniato, l’evoluzione del costume: sempre contro corrente, leale fino alla provocazione, non ha mai praticato il ‘politicamente corretto’ o le comode convenienze”. Chi non ricorda i memorabili scontri con Sgarbi o con Costanzo, che rilanciarono il suo profilo di donna insofferente degli atteggiamenti maschilisti? Era un modo per farsi notare? Forse, ma non ne aveva bisogno. E il sodalizio di affetti e di idee con Carlo è stato perfetto: “Ha condiviso tutte le battaglie ambientaliste, animaliste. Da ultimo, ha sottoscritto, insieme al marito, l’appello pubblico per la concessione dei domiciliari a Dell’Utri, gravemente malato”.

Insomma: “Una che ci ha sempre messo la faccia, anche, e specialmente, quando si trattava di testimoniare scomode verità!”.

E il rapporto con l’Umbria? “Per tutta la durata dell’incarico elettivo di Carlo in Regione, vissero nella casa di Montecastello di Vibio. L’avevano acquistata per il matrimonio e ci vissero bene. Peraltro era stata costruita negli anni Trenta del Novecento dall’Architetto Busiri Vici, parente della madre di Carlo”.

Il cronista ricorda che il Corciano Festival omaggiò Marina col premio ‘Umbria del Cuore’, per onorarne la persuasa “umbritudine”. Marina onorò grandi manifestazioni umbre con la presenza sua e con quella dei suoi amici: si pensi alla mondanità del Festival di Spoleto e di altri eventi di rilievo internazionale.

Era molto legata anche a Perugia, dove aveva i parenti di Carlo con cui coltivava, ricambiata, rapporti di sincero affetto, specie coi cognati Saverio e Daria. Era – fra gli altri – amica di Elmo Mannarino e di Gabriella Mecucci, con cui scrisse, a quattro mani, il libro sulla madre di Gianni Agnelli: “Virginia Agnelli. Madre e farfalla”. “I libri di Carlo – ricorda Elmo Mannarino – sono stati sempre presentati a Perugia. Così come l’ultimo di Marina, “Colazione al Grand Hotel”, che proponemmo alla Fondazione Marini-Clarelli-Santi (Perugia Today ne parlò in un servizio di Sandro Allegrini). C’erano tanti amici perugini e i parenti di Marina. Fu un evento decisamente interessante”. Malgrado le non buone condizioni di salute, Marina divertì mettendo a nudo vezzi e vizi di due grandi scrittori come Alberto Moravia e Goffredo Parise. Dimostrando di essere una figura legata al meglio dell’intellettualità nazionale. Insomma, non si può che concordare con l’affermazione di Elmo Mannarino: “Abbiamo perso un personaggio intriso di persuasa umbritudine”.

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