INVIATO CITTADINO Minimetrò e Torzone, la pubblicità e le proteste immotivate

La pubblicità del minimetro rilancia giocosamente un termine perugino: “torzone” (anche se c’è chi se l’è presa a male)

La pubblicità del minimetro rilancia giocosamente un termine perugino: “torzone” (anche se c’è chi se l’è presa a male). “Torzone” indica genericamente un buono a nulla, una persona goffa e impacciata, spesso di scarsa intelligenza.

L’etimologia della parola (con prevalenza perugina del suono z sulla s) è chiaramente riconducibile a “torso” e al suo diminutivo “torsolo”, ossia il tutolo, la parte centrale, non commestibile, di frutti, specialmente le pomacee.  Mangiata la mela o la pera, se ne getta il torsolo. Riferito a persona, il detto denota assoluta inutilità.

Va anche ricordato che in perugino viene definito “torzone” anche il fico che non arriva a maturazione, perché sopraggiunge una temperatura troppo fredda. Insomma: la similitudine sta nell’“immaturità” di persona o di cosa. A proposito di fichi, ricordiamo incidentalmente che si definiscono “fallaciani” i primaticci, di aspetto bello (gonfi d’aria), ma insipidi. Come una persona che figura bene, ma nella sostanza vale poco. Appunto: ingannatrice, “fallace”.

I perugini meno giovani ricordano il fraticello che girava per il Centro, bonariamente denominato “Pace e Bene”, per la frase con cui apostrofava ogni interlocutore prima di chiedere l’elemosina. Si trattava di un “torzone”, come venivano definiti i frati incolti, che non celebravano (non avendo ricevuto la consacrazione col sacerdozio) e si limitavano a girare per la questua.  

Il termine “torzone” richiama anche la “tonsura”, ovvero il taglio circolare cui si sottoponevano quanti entravano nello stato ecclesiale, specie i frati, come segno di rinuncia al mondo (i preti, invece, si accontentavano della “chierica”, una modesta rasatura circolare alla sommità del capo).

Da questa circostanza deriva il detto “fa i capelli a la torzona”, ovvero lasciare mano libera al barbiere per fare piazza pulita della capigliatura. Abitudine un tempo assai estesa, per ricorrere di rado alle prestazioni del “tricotonsore”, con conseguente risparmio. Ma anche per contrastare la diffusione della pediculosi, come correttamente si definisce la presenza di pidocchi, una volta diffusissimi tra le classi meno abbienti, a causa delle pessime condizioni igieniche nella quali vivevano.

Insomma, permalosità a parte, il termine usato in quel manifesto è giocoso, non offensivo.

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