L'ultimo saluto dei colleghi a Michele Fiorucci: "Eri il volto umano del Pronto Soccorso"

Fiorucci aveva soli 42 anni, ma una storia professionale importante alle spalle e come non bastasse, un forte impegno nelle associazioni di volontariato sempre nelle emergenze, in caso di calamità. I funerali a Boscco

Michele Fiorucci non c'è più. A soli 42 anni se ne è dovuto andare lontano da tutti. Anche da quel lavoro al Pronto Soccorso che per lui era una sorta di missione piuttosto che un semplice modo per avere uno stipendio. Gli amici e il personale medico del Santa Maria della Misericordia lo hanno voluto ricordare commossi non solo nella chiesa di Bosco dove si sono svolti i funerali.

L'ultimo saluto è stato dato dala dottoressa Patrizia Campi anche con una lettera aperta: "Quando arrivasti venti giorni fa nel tuo Pronto Soccorso, dall’altra parte però, da paziente, in ambulanza, dicesti a tua moglie Sara, che ti dispiaceva non aver potuto salutare Alice, perché ormai non l’avresti più rivista.Te lo sentivi che il "mostro" in agguato ti aveva raggiunto, e che non ci sarebbe stato più nulla da fare. D’altronde, era il tuo lavoro capire un paziente e la sua patologia, in quella manciata di minuti del "triage" o in medicheria durante l’iter diagnostico oppure in Sala Rossa, nell’ estremo salvataggio di una persona in pericolo di vita. E tu sei stato bravo nel tuo lavoro, molto impegnato anche nel sociale e pronto ad organizzare, a metterti in gioco, a rinnovarti, così come quando hai chiuso il Pronto Soccorso di Monteluce ed umilmente hai cominciato quest’altro percorso.

Ti ho conosciuto bene Michele ed è per questo che posso ire che tu sei sempre stato pronto a dare una mano agli altri, presente, diritto nella persona e con la loquela chiara, precisa e gentile che ti contraddistingueva.Ed altresì sei stato generoso nello spenderti con i pazienti e con i colleghi, capace di fare, acuto ed intuitivo, dalla preparazione poliedrica, sostenuta da un’intelligenza razionale.

Ma ti sei dimostrato sempre ottimista, persino scanzonato talvolta per alleggerire il lavoro e per consolare i pazienti, ai quali eri legato da un sentimento di vera compassione. La vita ti ha sottoposto a prove durissime, allievate dalla nascita di Alice , la " luce dei tuoi occhi", come ci ripetevi spesso.

A qualcuno di noi piace pensare, forse per una forma di auto consolazione, che sei andato a fare compagnia a Mimmo Tazza , e che insieme discuterete di casi clinici, ognuno con la sua incrollabile opinione di avere ragione.

Ecco con te Michele è andato via un altro pezzo di noi ed in Pronto Soccorso sentiremo sempre la tua mancanza, ma confidiamo nel fatto che tu da lassù, come proteggerai la tua famiglia, così getterai un occhio benevolo e sornione su di noi con rimpianto ed affetto".

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