Caso Meredith, il Sollecito "scrittore" rischia la querela

Le ricostruzioni su una presunta trattativa per scaricare le accuse su Amanda Konox e le violenze mai provate dalla Polizia perugina nel mirino. Mignini riflette sulla querela

Il caso Meredith non è chiuso nonostante libri e film tendano quasi ad archiviarlo dopo l'assoluzione in secondo grado di Amanda Knox e Raffale Sollecito, condannati in primo grado per l'omicidio della ragazza inglese in via della Pergola. Il 25 marzo la Cassazione a Roma dovrà esprimersi sulla richiesta di riapertura del processo fatta dalla Procura a firma del Pm Giuliano Mignini. C'è un clima di fiducia negli ambienti vicini al magistrato su un verdetto che in molti hanno tentato - in Italia e negli Usa - di screditare pesantemente.  Ma sempre dagli stessi ambienti si parla di un Mignini che, con grande serenità, sta valutando come muoversi dopo gli attacchi subiti e quelli riservati a chi ha collaborato con lui tra le forze dell'ordine nel libri di Raffale Sollecito.

Si fa sempre più probabile una querela per diffamazione per alcuni passaggi in particolare. La documentazione pubblicata da Sollecito ha già suscitato polemiche e clamore soprattutto su una ipotetica trattativa per incolpare soltanto Amanda con in premio la sua scarcerazione immediata. Ma anche le accuse di violenza a carico della Polizia durante gli interrogatori. "Se provi ad  alzarti e andartene, ti pesto a sangue e ti ammazzo. Ti lascio in una pozza di sangue": si legge nel libro Honor Bound uscito in America che Raffaele attribuisce agli agenti perugini.

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"Volevano che mentissi per incastrare Amanda": questa è la premessa della trattativa che indirettamente tira dentro anche Mignini, che ha sempre smentito. Sarebbe bastato questo per uscire presto di galera,  lasciando nei guai l’americana. Insomma accuse gravi su cui il Pm non avrebbe nessuna intenzione di sorvolare. Probabilmente la querela dovrebbe precedere la data della Cassazione.

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