"Mi hanno dato pochi mesi di vita ma non era vero": ora parlano i medici per chiarire

Il tutto si gioca in Tribunale dove c'è in ballo una richiesta di risarcimento. Perugiatoday.it ha voluto sentire anche l'altra campana di questa storia: i medici perugini

Ha fatto scalpore la denuncia-racconto di un architetto umbro a cui avrebbero dato pochi mesi di vita  in un ospedale della provincia di Perugia, dove tra l'altro è stato asportato il melanoma definito "gravissimo", per poi passare in cura al nosocomio perugino e al centro specializzato sul melanoma.  Il professionista vuole essere risarcito - la causa è presso il Tribunale Civile - perchè a suo dire si sarebbe scoperto che in realtà non c'era nessun melanoma gravissimo. Ma prima della scoperta "positiva" avrebbe chiuso lo studio e rinunciato a contratti importanti.  Insomma chiede,  a suo dire e a suo modo, giustizia e risarcimento.

Dall'ospedale della provincia dove avvenne la prima diagnosi e l'operazione chirurgica non trapela niente, mentre tanta amarezza arriva dal nosocomio di Perugia che continua a "monitorare le condizioni di salute del paziente in questione con visite di routine due-tre volte l'anno".  Fonti ospedaliere si dicono sorprese del racconto del paziente che, ribadiscono, è "ancora sotto cura per il tumore-melanoma tanto da avere le esenzioni sanitarie per i pagamenti dell visite".

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Secondo quanto raccolto da Perugiatoday.it proprio grazie ai medici dell'ospedale perugino è stato possibile scoprire un errore di trascrizione sulla gravità del melanoma fatto dal primo ospedale a cui si è rivolto l'architetto: "Ci siamo accorti che la gravità era inferiore a quanto scritto dai colleghi dell'altra struttura ospedaliera, ma comunque si trattava lo stesso di una forma tumorale seppur di minore livello. Dunque tutti gli interventi e l'iter attuati per noi sono corretti. Noi abbiamo fatto il nostro lavoro ridando anche speranza e aspettative di vita al paziente. La magistratura farà il suo corso. Noi siamo tranquilli". Perugiatoday.it ha voluto sentire entrambe le versioni in attesa del giudizio del magistrato. 

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