Vent'anni di battaglia legale in nome del marito morto per una malattia professionale: maxi risarcimento

Dopo 18 anni dalla morte del marito, una vedova ha ottenuto il riconoscimento che la morte del coniuge era derivata da malattia professionale. Il coniuge (C.A.), residente in Marsciano, aveva lavorato per oltre venti anni alle dipendenze di un'azienda agraria gestita da un ente pubblico.

Secondo la moglie e diversi testimoni, durante la sua attività lavorativa, sarebbe stato a contatto, senza maschera e guanti protettivi, con una serie di prodotti (2,4 D, contenente diossina, M CPA, Atrazina, Folpet, Mancozeb, Maneb) che possono avere effetti sulla salute. Dopo la morte dell’operaio agricolo avvenuta nel 1998, la vedova aveva chiesto il riconoscimento della malattia professionale alla Sede INAIL di Perugia, che però glielo aveva negato. La vedova ha allora iniziato un percorso giudiziario molto lento e complesso.

Inizialmente le due prime sentenze le erano state contrarie, ma non si era arresa e, rivoltasi all’avvocato Siro Centofanti, aveva insistito proponendo ricorso in Cassazione. Con una approfondita sentenza del marzo 2016 la Corte di Cassazione aveva accolto il ricorso, affermando che, "quando è accertata l’esposizione ad agenti di sicuro o probabile effetto cancerogeno, va riconosciuta la natura professionale della malattia e del decesso conseguente".

La Corte di Cassazione ha rinviato la causa alla Corte di Appello di Perugia.  Il Collegio - costituito dal Presidente Paolo Giuseppe Vadalà, dalla Consigliera Teresa Giardino e dal Consigliere Relatore Pierluigi Panariello -  ha ora sentenziato dichiarato che "il lavoratore era deceduto nel 1998 a causa di neoplasia polmonare (microcitoma) di natura e origine professionale". 

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L’avvocato Siro Centofanti ha spiegato in una nota che alla vedova è stata ricosciuta "l’indennità per i superstiti con decorrenza dal primo giorno successivo al decesso, e quindi dal 1998, oltre agli interessi legali, per un importo di circa 200mila euro oltre alle spese dei quattro gradi di giudizio".

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