Alla faccia degli avvelenatori, il lupo di Scheggia torna nel bosco: salvato dal veleno

Il 5 aprile scorso un esemplare maestoso era stato trovato agonizzante. Una corsa contro il tempo per salvarlo e ora è tornato nei suoi monti. Le foto della libertà ritrovata. Continua la piaga delle esche avvelenate. Ecco i territori a rischio

Corri! Corri....e arrivederci lupo di Scheggia

Dopo Ezechiele - così era stato "ribattezzato" il primo lupo salvato tra Gualdo Tadino e Nocera - ora anche un altro stupendo esemplare è stato strappato alla morte dai soliti noti - ...non è difficile immagine chi sono gli autori - che hanno lasciato delle esche avvelenate sui monti umbri proprio per sterminare i pochi branchi ritornati a popolare l'Appennino. Il lupo è stato liberato ieri sera nel parco del Monte Cucco proprio dove era stato trovato moribondo e solo grazie all'intervento del personale deputato ai controlli della fauna è stato salvato. 

Sono stati i tecnici del Servizio gestione faunistica e Protezione ambientale della Provincia di Perugia e gli operatori di Torre Certalta a provvedere a far tornare nel suo habitat naturale il lupo, ormai guarito, all’interno del Parco del monte Cucco, nella zona alta delle faggete. A coordinare e indirizzare a livello scientifico tali operazioni sono stati gli esperti dell’Università degli studi di Perugia. 

L’esemplare era stato rinvenuto lo scorso 5 aprile nei pressi di Scheggia in uno stato che necessitava di cure. Immediatamente trasportato presso la Asl di Gubbio, l’animale in un secondo momento era stato condotto alla Clinica Veterinaria dell'Università degli Studi di Perugia, reparto Pronto Soccorso, dove è arrivato intorno alle 21.30. L'ipotesi più probabile, anche se non suffragata da prove certe, è che il giovane lupo sia stato avvelenato, attraverso l'atroce pratica dei bocconi avvelenati diffusi nell'ambiente. Per questo motivo, il giorno successivo è stata allertata anche la centrale operativa della Polizia Provinciale che, a sua volta, ha coinvolto il Servizio Gestione Faunistica e Protezione Ambientale. L’animale è stato curato al Centro di recupero di Formichella, gestito dal Corpo Forestale dello Stato, che possiede spazi per la degenza.  

Quello dei bocconi avvelenati è un fenomeno noto e largamente diffuso, che non risparmia alcuna zona del territorio provinciale, anche se le punte maggiori si registrano nel perugino-corcianese, marscianese, eugubino-gualdese, panicalese. Né si arresta durante l’anno, anche se è da febbraio ad aprile che il fenomeno si intensifica, per poi tornare a riaccendersi soprattutto nei mesi autunnali, tra settembre a ottobre. 

L’abbandono di bocconi avvelenati rappresenta un reato ai sensi del Codice penale, estremamente pericoloso per tutti gli animali, selvatici e domestici, sia perché possono provocare la morte diretta, spesso dolorosa, anche con una lunga agonia, sia di altri che possono nutrirsi delle carcasse disperse e contaminate. La Provincia di Perugia da tempo si è attivata per rendere più consapevole la popolazione sulla pericolosità del fenomeno e per informare sui corretti comportamenti da tenere in caso di rinvenimento di queste sostanze tossiche. 

Tutto ciò che c’è da sapere è contenuto in una brochure prodotta dallo Sportello a 4 zampe e dalla Polizia provinciale, una sorta di vademecum a disposizione di tutti i cittadini. La vicenda del lupo di Scheggia sta tuttavia a testimoniare come a volte, grazie anche all'intervento integrato di tutta una serie di soggetti competenti, storie come questa possano avere una felice conclusione.

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