“All’Hospice di Perugia un mano tesa per sopportare il dolore”, la lettera di una famiglia

Dopo una triste vicenda familiare che ha portato alla scomparsa di un proprio caro, la famiglia ha voluto ringraziare la struttura residenziale per l'affetto, la profonda umanità e la competenza di tutto il personale

Riceviamo e pubblichiamo la toccante lettera di una famiglia, che ha voluto ringraziare il personale dell’Hospice di Perugia, che da anni si occupa di offrire cure palliative ai malati affetti da patologie ad andamento irreversibile, in fase avanzata a rapida evoluzione, per le quali ogni terapia finalizzata alla guarigione non è possibile.

Dopo una triste vicenda familiare che ha portato alla scomparsa di un proprio caro, la famiglia ha voluto ringraziare la struttura residenziale per l’affetto, la profonda umanità e la competenza di tutto il personale.

“Il dolore è quella cosa che, come dice una nota pubblicità, quando arriva arriva, non ti lascia scelta, non ti lascia scampo.

Ti colpisce inatteso e ti tramortisce, ti senti come un pugile appena atterrato da una scarica di colpi alla testa e alla bocca dello stomaco.

All'inizio non capisci nemmeno bene ciò che sta succedendo, devi anche fare la guerra con certi medici e certi infermieri in ospedale.

Poi, per fortuna, giunge una mano tesa, una mano caritatevole e dolce che non può lenire il tuo dolore ma almeno aiutarti a sopportarlo, questo sì!

All'inizio è la mano della Dott.ssa Susanna Perazzini insieme al suo sorriso, poi arriva il caldo abbraccio di tutta la struttura, di tutto il personale dell'Hospice di Perugia.

Dal medico alla psicologa, agli infermieri, ai volontari, a chi fa le pulizie (e spero di non aver dimenticato nessuno), ognuno di loro ha per l'ammalato e per i parenti un sorriso, una cortesia, un aiuto e un supporto medico e umano.

Entrano sempre in punta di piedi, nella stanza come nel tuo cuore, leniscono la sofferenza fisica e quella dell'anima.

Quando arriva il momento “clou”, il dolore assoluto, il distacco da chi ami, loro accorrono e ancora una volta ti supportano, ti sorreggono, ti aiutano e non solo praticamente.

Lì ogni cosa ti viene spiegata con un sorriso, tanta pazienza e comprensione.

Non c'è nulla che possa far sparire il dolore e la nostalgia per chi non c'è più e in questo mese ho rinviato varie volte questi ringraziamenti perché mi costringevano a prendere atto della realtà, però adesso è arrivato il momento di dire GRAZIE, di dire che non ci sono solo le strutture come quella dove mio padre è stato ricoverato ma anche posti dove sì dovrai soffrire ma con un braccio che ti sostiene e ti aiuta a camminare verso dove, comunque, devi andare ma almeno stretto nel caldo abbraccio del calore  umano di persone eccezionali.

Grazie Dott.ssa Perazzini, a Lei e a tutti, ma proprio tutti, i suoi collaboratori”.

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