Intervista al medico anti-leucemia Falini: “Guarire adesso è possibile”

Le nuove frontiere della ricerca nel campo dell'ematologia sempre più innovative grazie all'eccellenza italiana nel mondo; Perugia Today ne ha parlato con il prof. Brunangelo Falini, Direttore della Struttura Complessa di Ematologia presso l'Azienda Ospedaliera di Perugia

Solo in Italia, ogni anno, vengono diagnosticati 2.500 nuovi casi di leucemia acuta mieloide, una forma tumorale molto comune che colpisce in prevalenza gli adulti. Se fino a qualche decennio fa le possibilità di guarire erano scarse, ad oggi, grazie alla ricerca scientifica italiana, il 60% circa dei pazienti affetti da leucemia mieloide, ha possibilità di guarire.

Perugia Today ne ha parlato con l’ematologo di fama mondiale Brunangelo Falini, Direttore della Struttura Complessa di Ematologia con Trapianto di Midollo Osseo presso l’Azienda Ospedaliera di Perugia; già insignito di prestigiosi riconoscimenti tra cui il premio “Josè Carreras” e il “Leopold Griffuel Prize” in Francia per la ricerca sul cancro, fondamentali sono state le sue scoperte nel campo dei linfomi e delle leucemie e sulla loro diagnosi e terapia.

Cos’è una leucemia acuta?

“Un tumore derivante dalla trasformazione delle cellule staminali del midollo osseo da normali a maligne, ad opera di alterazioni che colpiscono il Dna di queste stesse cellule. In Italia, ogni anno vengono diagnosticati circa 2500 nuovi casi di leucemia acuta mieloide, la forma più comune nell’ adulto”.   

Quali sono i principali fattori di rischio delle leucemie ?

“Esiste sicuramente una correlazione tra alcune forme di leucemia acuta ed esposizione a radiazioni o a sostanze chimiche cancerogene. Ci sono poi leucemie acute che noi sappiamo essere secondarie ad agenti mutageni, per esempio ai chemioterapici che ogni giorno utilizziamo per guarire certi tumori. Comunque, è importante continuare ad usare questi farmaci perchè i benefici sopravanzano di gran lunga i rischi. Fortunatamente, le forme secondarie sono piuttosto rare nella pratica clinica, dal momento che, quando per la prima volta diagnostichiamo un paziente con leucemia acuta, nel 95% dei casi è la cosiddetta forma ex novo che è causata da alterazioni genetiche del Dna che occorrono nelle cellule staminali del midollo osseo e che “apparentemente” non riconoscono dei fattori causali esterni”.   

Ci sono comportamenti o stili di vita “corretti” per prevenire/combattere le leucemie?

“No, non esistono. Sicuramente l’attività fisica e l’ alimentazione sono alleati importanti nella prevenzione di alcuni tumori come quelli del colon e della mammella ma, per quanto concerne la leucemia, non ci sono particolari stili di vita da adottare. Nella terapia delle leucemie acute gioca un ruolo chiave non tanto la prevenzione, quanto piuttosto quello che riusciamo a fare dopo la diagnosi: trattamento chemioterapico intensivo associato o meno al trapianto di cellule emopoietiche staminali da donatore”.   

 Uno dei tanti suoi meriti è stato quello di aver scoperto la lesione genetica più comune nella leucemia acuta mieloide; scoperta che mira a migliorare diagnosi e cura dei pazienti. Ci può descrivere i risultati in questo campo ?

“La leucemia acuta mieloide va vista non come una singola malattia ma come tante malattie ognuna con una alterazione molecolare. La mutazione del gene della nucleofosmina o NPM1, da noi scoperta nel 2005, è responsabile della patogenesi di circa il 30% dei casi di leucemia acuta mieloide, ed è pertanto la lesione genetica più frequente in questa malattia. La ricerca della mutazione del gene NPM1 ha un valore prognostico. Cioè, cercando questa mutazione, si può prevedere meglio quale sarà il destino del paziente. In particolare, se il paziente ha un’alterazione genetica favorevole come quella di tipo NPM1 isolata, il malato ha buone probabilità di guarire con la sola chemioterapia, cioè non avrà bisogno di un  trapianto di cellule staminali emopoietiche da donatore. Invece, in casi di leucemia acuta mieloide causati da mutazioni genetiche a prognosi sfavorevole, il trapianto da donatore (detto anche allogenico) è assolutamente necessario per ottenere la guarigione. La genomica aiuta quindi ad indirizzare e personalizzare la strategia terapeutica a seconda della lesione genetica. Grazie all’analisi molecolare, andiamo a vedere nel Dna quali alterazioni genetiche ci sono, ed in base a quelle, possiamo decidere se utilizzare la chemioterapia da sola o in combinazione con il trapianto. Una vera e propria medicina di precisione”.

Le genomica ci permettere anche di monitorare più accuratamente i risultati della terapia ?

“Certamente. Dopo la chemioterapia, andiamo a vedere la risposta che la cura ha dato; al microscopio il paziente è in remissione se ha meno del 5% di cellule leucemiche, ma, grazie alle tecniche molecolari, si può andare ben oltre, tanto da riuscire a vedere una sola cellula “malata” su un milione. Questo ci permette di modulare la terapia e anche di prevedere con maggiore certezza i pazienti che sicuramente guariranno”.  

Un altro passo fondamentale nella lotta alle leucemie è stata fatto con la messa a punto del trapianto di cellule staminali emopoietiche da donatore familiare incompatibile. Che risultati avete ottenuto, anche in termini di successo?

“Fino ai primi anni 90, il trapianto poteva essere fatto solo da un donatore compatibile  familiare o da registro. Una nuova tecnica messa a punto dal Prof. Martelli presso il nostro Istituto di Ematologia ha permesso di estendere l’indicazione del trapianto allogenico anche a pazienti senza donatore compatibile che rappresentano circa la metà dei casi. Questo tipo di trapianto ha un effetto anti-leucemico molto forte e  permette di ottenere la guarigione anche in pazienti con leucemie ad alto rischio di recidiva”.  

Che percentuale di guarigione esiste, ad oggi, nella leucemia acuta mieloide ?

"Nel paziente giovane con meno di 60 anni, utilizzando la chemioterapia da sola o in combinazione con il trapianto, la probabilità di guarigione è intorno al 50-60%. La situazione si complica nel paziente più anziano perché in questa fascia di età la  tossicità correlata alla procedura trapiantologica aumenta. Questa problematica è di grande rilievo, perché, a dispetto di quello che si possa comunemente credere, l’incidenza della leucemia acuta mieloide nei pazienti over 60 è molto più frequente che nei giovani. Da qui l’importanza della ricerca finalizzata allo sviluppo di nuovi farmaci intelligenti”.

Le nuove frontiere della ricerca in questo campo ?

“Utilizzare l’ informazione che viene dal sequenziamento globale del genoma, cioè dalla mappatura delle mutazioni che provocano le leucemie, per vedere come queste  cooperano tra loro per determinare la malattia, al fine di mettere a punto dei farmaci che vadano ad interferire nelle vie metaboliche alterate da queste mutazioni in maniera da bloccarle. Più farmaci personalizzati insieme dunque, che vadano ad interferire con le varie alterazioni genetiche del paziente".

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