Rapine, furti e droga: otto arresti, il poliziotto in manette sceglie il silenzio davanti al giudice

Maxi inchiesta che ha portato a otto misure cautelari, tra cui quella di un poliziotto della stradale e un ex imprenditore

Non ha risposto dinanzi al giudice Amodeo. Scena muta. Ha scelto il silenzio il poliziotto della stradale Stefano Moschini (difeso dall'avvocato Alessandro Vesi) finito in manette nei giorni scorsi a seguito di una delicata e complessa operazione della squadra mobile di Perugia che ha eseguito otto misure cautelari (cinque in carcere e tre ai domiciliari) emesse dal giudice Alberto Avenoso. Gli indagati, nell’ambito di una maxi inchiesta partita dopo le rivelazioni di un brasiliano 26enne coinvolto nel gruppo criminoso, dovranno rispondere a vario titolo di traffico di droga sull’asse Napoli - Perugia, estorsione, rapina. Secondo quanto ricostruito la banda, grazie alla complicità di alcuni vigilantes, avrebbe rubato denaro che un istituto di vigilanza privata prelevava da grandi supermercati e bancomat, ma non solo. Da Napoli sarebbero stati trasportati importanti quantitativi di hashish per provvedere a rifornire il capoluogo umbro. Una vicenda inquietante, fatta di estorsioni, riciclaggio di denaro, e di complicità quali quella dell’ormai ex poliziotto in servizio alla stradale Moschini, un commercialista e un ex imprenditore, finito in manette

Alessandro Minciotti ex imprenditore, difeso dall’avvocato Oscar Ucelli, ha invece risposto alle domande del giudice, ma negando gli addebiti di essere colui che – secondo le carte della procura – avrebbe finanziato i carichi di sostanza stupefacente da Napoli a Perugia. E proprio lui, ex socio di un locale insieme al brasiliano (che avrebbe addirittura finto un rapimento per sfuggire ai debiti della gang) sarebbe finito nelle mire di tre napoletani (finiti agli arresti domiciliari), che - al fine di recuperare la droga consegnata il 22 ottobre 2016 a Minciotti che ne avrebbe curato il trasporto anche per conto di Campos Wagner Paolo (il ragazzo brasiliano, ndr) - sarebbe stato minacciato e costretto a salire in auto, colpito alla testa e al corpo, per poi, infine, portagli via l’auto e trasportarla fino a Napoli per utilizzarla, secondo la procura, come forma di garanzia per la riscossione della somma o per la restituzione della sostanza stupefacente.

Ma secondo la versione fornita dall’indagato dinanzi al giudice Amodeo questa mattina, dopo alcune problematiche legate alla crisi della sua attività imprenditoriale, non avrebbe avuto i soldi necessari per finanziare il traffico di droga. Prova a difendersi quindi  l’ex imprenditore, finito nella bufera dell’inchiesta e accusato anche di aver partecipato, insieme al poliziotto e altri tre indagati quali ideatori , insieme  un vigilante, di essersi impossessati di due plichi prelevati rispettivamente presso i supermercati Lidl e Europin di Castiglione del Lago contenenti 82mila euro in contanti e di un trasporto di circa 7/8 chili di hashish da Alessandria a Perugia nel giugno del 2016 e di altri trasporti di ingenti quantitativi di sostanza. Fatti questi, negati dall’indagato. 

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