Pian della Genna, Umbra Acque inaugura nuovo laboratorio

Acqua uguale salute: la moderna struttura di ricerca è all'avanguardia per la determinazione dei parametri chimico-batteriologici delle acque potabili e di scarico. Tomassoni: "Un servizio d'eccellenza"

L'inaugurazione del laboratorio di Pian della Genna

Dotazione, capacità, qualità e sicurezza: il laboratorio analisi di Pian della Genna è certamente tra i migliori del Centro Italia. A dirlo sono i dati scaturiti dai controlli di qualità e periodicamente rilasciati dagli enti preposti (UNICHIM, Associazione per l’Unificazione nel Settore dell’Industria Chimica, federato all’UNI, Ente Nazionale di Unificazione). Una struttura, inoltre, in continua espansione, che dal 14 dicembre può servirsi di un nuovo organismo di ricerca altamente innovativo. Si è tenuta, infatti, oggi l’inaugurazione dell’ampliato laboratorio di Umbra Acque S.p.A. Un nuovo complesso, costato circa 300 mila euro, sviluppato su una superficie totale di 450 mq e dotato delle più moderne e sofisticate strumentazioni e tecniche per la determinazione dei parametri chimico-batteriologici delle acque.

Oltre alla centrale attività pubblica, il laboratorio effettua anche determinazioni analitiche per conto di terzi che riguardano privati, liberi professionisti ed importanti società locali ed internazionali. Questa seconda prerogativa risulta di assoluta importanza. A conferma di ciò i controlli che vengono eseguiti nelle zone dove gli abitanti si alimentano esclusivamente con i pozzi, spesso inquinati. A tal proposito, basti pensare all’ordinanza del Comune (ancora in vigore) che vieta a San Martino in Campo l’utilizzo a scopo idro - potabile di pozzi privati. Un servizio che funziona anche dal punto di vista economico: la spesa annua di funzionamento del laboratorio è di 750 mila euro. "Ma se queste medesime analisi fossero affidate a laboratori esterni - ha spiegato l'ing. Burini - la spesa annua sarebbe pari a circa 3 milioni di euro". La struttura, suddivisa in due sezioni (settore chimico e quello batteriologico-tossicologico), è formata da un’equipe di otto ricercatori altamente specializzati. Inoltre, alla certificazione ISO 9001 già acquisita, è in corso un percorso presso ACCREDIA, Ente Nazionale di Accreditamento. Il tutto va, dunque, verso un costante miglioramento del servizio erogato al cittadino.

Nato nel 1990 come laboratorio di monitoraggio e controllo dei depuratori gestiti dalla G.E.A. per il Comune di Perugia, con l’acquisizione della stessa società da parte di Cesap, successivamente l’attività è stata ampliata effettuando il monitoraggio dei depuratori ed il controllo qualità dell’acqua potabile per diversi altri comuni umbri. Dal 2003, anno di costituzione della società Umbra Acque, rappresenta il punto di riferimento del controllo dei depuratori, delle acque potabili e degli scarichi in pubblica fognatura per i 38 comuni che compongono l’ambito territoriale dell’ATI 1 e dell’ATI 2 dell’Umbria, con quasi 150.000 parametri analizzati nel 2010 (26.753 nel 2002). Il laboratorio si avvale di ICP ottico con cui è possibile determinare metalli in matrici liquide; di HPLC-massa triplo quadrupolo, per la determinazione di pesticidi, erbicidi, fitofarmaci ed antiparassitari in fase acquosa; del Multistrumento per la determinazione dei composti organici volatili. Diverse, infine, le strumentazioni in dotazione sia nel settore chimico che in quello batteriologico.

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Al taglio del nastro erano assenti, a causa dei consultivi di fine anno, il sindaco di Perugia, Vladimiro Boccali, ed il Presidente di Umbria Acque, Enrico Menichetti. Tra gli altri, erano presenti, invece, l'assessore comunale all'Ambiente, Lorena Pesaresi, e quello Regionale per la Tutela della Salute, Sicurezza dei Luoghi di Lavoro e Sicurezza Alimentare, Franco Tomassoni. “L’acqua sta a cuore a tutti - ha detto quest'ultimo - ed un investimento di questa portata ci può garantire un’ottima qualità della stessa”. Facendo i complimenti a Management e Governance dell’azienda, Tomassoni ha poi parlato di “un vero servizio d’eccellenza”, rivolto ad un bene primario, l’acqua appunto, che deve restare pubblico ed essere difeso “dagli interventi delle multinazionali”.

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