Inchiesta sanità - Il Riesame dà ragione alla Procura sull'associazione per delinquere e aggrava la posizione dei politici

Secondo i giudici "non possono considerarsi estranei" alle decisioni relative ai concorsi pubblici

Il tribunale del Riesame, chiamato a pronunciarsi sulle posizioni Gianpiero Bocci, Luca Barberini e Catiuscia Marini nell’inchiesta sui concorsi truccati nella sanità regionale, sposa le ipotesi investigative della Procura di Perugia e mette nero su bianco l’esistenza dell’associazione per delinquere almeno nel “ruolo apicale” al “livello politico che indirizzava i concorsi più importanti dei dirigenti medici e dei primari, non disdegnando, tuttavia, di farsi portatori di richieste di aiuto provenienti anche da soggetti terzi”.

Sessantaquattro pagine che aggravano, di fatto, la posizione degli indagati “apicali” con “consistenti indizi di partecipazione di all’associazione per delinquere”. Secondo i giudici del Riesame si sarebbe creato un “sodalizio” che avrebbe operato “attivamente e continuativamente per segnalare i propri candidati di riferimento, ottenendo immediato riscontro dal dg dell’ospedale Emilio Duca e dal direttore amministrativo Maurizio Valorosi e, a cascata, dagli altri soggetti di volta in volta coinvolti dai primi due, arrivando anche a cooperare nella divulgazione delle tracce delle prove d’esame”.

Con i politici “individuati nel corso dell’indagine” che non sarebbero un “corpo estraneo al sodalizio” sia “pure incidentalmente”.

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