Il "mistero" di quei colonnini in stile liberty spariti da Piazza Grimana: "Sono un pezzo di storia della città"

Quei colonnini liberty in travertino sono un pezzo di storia cittadina: raccontano una precisa tipologia di decoro urbano. Ma che fine hanno fatto?

Quei colonnini liberty in travertino sono un pezzo di storia cittadina: raccontano una precisa tipologia di decoro urbano e non devono andare dispersi, dimenticati o finire… “vanishing/desaparecidos/wanted” (a pensar male si fa peccato ma qualche volta s’indovina). “Devono uscire fuori: ci si deve dire dove stanno e vanno riportati nella sede originaria”. Questa è la posizione espressa da diversi cittadini, oltre che da un accreditato esponente di Italia Nostra.

Per non parlare dell’opinione del più autorevole storico della Vetusta. Dice la sua, in amichevoli colloqui, Alberto Grohmann: “Quei colonnini a piazza Grimana furono certamente voluti da Pietro Porcinai, principe delle architetture per giardini, autore delle scelte legate alla creazione di quel giardinetto prospiciente palazzo Gallenga-Stuart”.

Demolito (in epoca fascista) il fatiscente quartiere della Spina, si volle creare uno spazio verde, almeno dignitoso, davanti a Palazzo Gallenga. Oggi quel giardinetto non c’è più. Al posto delle siepi di bosso e di alloro, tra le quali emergevano con discrezione dei lecci (oggi inutilmente grandi), c’è pietra e cemento. Non solo il campetto da basket – che almeno costituisce un polo di aggregazione per giovani italiani e stranieri – ma addirittura l’unanimemente deprecato parcheggino. Divenuto poi “parcheggione”, perennemente intasato, con vetture di traverso e motori che sparano biossido di carbonio in faccia agli ultimi residenti o alle mamme con bimbi carrozzina, mentre cercano un po’ di riposo sulle panchine residue.

I colonnini servivano a impedire l’ingresso ai veicoli, ma oggi “non servono più”. È giusto così? Le cose vanno misurate solo col parametro dell’utile? E il Bello, lo Storico, l’Identitario… sono andati a farsi friggere?

Prima, dei due artistici colonnini ne hanno tolto uno, in occasione dei lavori di rifacimento della piazza. Poi: fatti fuori tutti e due. Per un periodo non breve, quei due mesti reperti sono stati appoggiati a terra a lato dell’edicola, anch’essa dismessa da anni e impattante, oltre che orribilmente ostile alla bellezza della piazza (finalmente consona alla Stranieri, coi suoi bei lampioni d’antan).

Dice un esperto: “Averli tolti senza l’autorizzazione della Soprintendenza costituisce reato. E, a quanto mi risulta, nessuna autorizzazione è stata chiesta né rilasciata”.“Quella tipologia di colonnini – per forma e per materia – caratterizzava Perugia”, aggiunge lo storico e urbanista.

“Andate a vedere la curva di viale Indipendenza, il sagrato del Gesù, via Cesare Battisti. Solitamente erano connessi da una ferratura artistica, in altri casi, in coppia, fungevano da elemento estetico e funzionale, come parapetto”. Le foto in pagina  confermano platealmente l’affermazione (il lettore verifichi personalmente).

Ora i due colonnini saranno… dove? Osserva il nostro interlocutore: “Il sindaco è responsabile della tutela e della custodia della storia e della bellezza della città. Alzi il telefono e chieda a chi di dovere dove sono stati portati quei reperti. Poi, auspicabilmente, li faccia riportare in loco. Magari raccogliendo idee per un’idonea collocazione”.

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