Ancora una volta il sospetto (fortissimo) di una infiltrazione di stampo mafioso "per affari" e per "riciclaggio" e "senza violenza tradizionale" si insinua all'interno di una società che opera in Umbria ma che ha le radici lontane: questo caso in Calabria. Ancora una volta le indagini, le domande e i sospetti si concentrano tutte su un settore da sempre a rischio: quello dei rifiuti che per molte associazione criminali sta diventando il grande business dopo la crisi dell'edilizia. E l'infiltrazione - presunta ancora - ci porta a Gubbio, la stessa città che ha visto per la Sirio Ecologica una inchiesta per riciclaggio di denaro sporco - nel 2008 - con tanto di Agenti dell'Antimafia schierati in prima linea.
Stavolta tocca "per metodi considerati mafiosi" e per frequentazioni pericolose per avere "notizie" - direttamente secondo i magistrati con clan siciliani - al legale rappresentante della società RaDi, Carmelo Ciccone "accusato di turbata liberta' degli incanti ed estorsione aggravati dalle modalità mafiose". I fatti sono legati al territorio di Reggio Calabria dove avrebbe minacciato "concorrenti per indurlo a ritirarsi dalla gara per l'appalto per la raccolta di rifiuti solidi urbani nel comune di San Ferdinando".
Ma la Radi ha sede anche a Gubbio in Corso Garibaldi dove gestisce diversi appalti legati raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti. E anche qui a Gubbio sono intervenuti i Carabinieri del Noe per sequestrate l'azienda dando vita ad una gestione "giudiziaria". Certo in Umbria non ci sono prove di pressioni o riciclaggio, ma l'amministratore delegato arrestato gestiva tutto il gruppo e non certo solo le attività in Calabria.
Un imprenditore in grado di alzare il telefono, secondo la magistratura, per avvalersi di personaggi legati a "Cosa Nostra'' siciliana, per sondare il terreno e prendere informazioni utili sulla ditta che aveva presentato un'offerta per la gara". E così vengono alla mente i rapporti anti-mafia sull'Umbria: terra di riciclaggio attraverso società in regola che ottengono appalti puliti. Insomma una finta oasi di legalità per lavare gli affari sporche fatti altrove. Vale anche per la Radi? Questo lo sta appurando la magistratura. Ma ad oggi si può dire che il sospetto di una nuova infiltrazione c'è.
LA PRECISAZIONE DELL'AVVOCATO RAPPRESENTANTE CONIP -
In merito alle notizie apparse sui quotidiani on-line relative all’inchiesta giudiziaria che ha interessato la società RADI srl di Palmi (RC) e l’imprenditore reggino Carmelo Ciccone, essendo stata da tutti evidenziata la qualifica di Vice Presidente del Consorzio Nazionale Imballaggi in Plastica (CoNIP) ricoperta dal sig. Ciccone, in nome e per conto del Consorzio CoNIP (avente sede in Gubbio - PG), ritengo doveroso precisare quanto segue:
-l’inchiesta giudiziaria non riguarda il consorzio CoNIP, non ha nulla a che vedere con le attività svolte dal Consorzio e/o con il ruolo ricoperto dal sig. Ciccone all’interno dello stesso;
-il CoNIP è un consorzio di servizi e non svolge alcuna attività imprenditoriale;
-il CoNIP non ha subito alcun provvedimento dell’Autorità Giudiziaria, ne’ risponde al vero che presso la sede del Consorzio sarebbero stati reperiti documenti riferibili agli indagati;
-la sede del Consorzio non è mai stata nella disponibilità degli indagati.
Ciò posto, auspico che nell’esercizio del diritto di cronaca gli organi di informazione evitino di associare il Consorzio mio assistito a fatti cui lo stesso è del tutto estraneo ed a maggior ragione evitino di confondere le vicende di singole aziende e personaggi con una struttura che da anni opera a livello nazionale, nel pieno rispetto della legge e dell’etica.
Avv. Roberto Fiorucci
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