"Costretta a lasciare la mia casa popolare dopo le minacce di un vicino, ho diritto ad un altro alloggio ma tutto tace"

Abbiamo raccola la denuncia di una operaia della Tagina che si è rivolta a Perugiatoday.it per raccontare la sua incredibile storia. "Mi sento tradita dalle istituzioni... altro che aiuto alle donne. Da sei mesi senza una casa mia"

Gualdo Tadino

Dalla fine di novembre 2018 ha dovuto lasciare la propria abitazione, una casa popolare, che aveva ottenuto dopo la separazione in quanto mamma monoreddito, operaia, con a carico una figlia. Un affitto da 150 euro da pagare al mese, in linea con lo stipendio. Ha dovuto lasciare tutto non perchè morosa, non perchè aveva violato qualche regolamento.

Lei, originaria di Gubbio ma residene a Gualdo dove lavora in una nota fabbrica, è stata costretta a lasciare tutto in quella casa, nel giro di poco tempo, perchè doveva tutelare la propria incolumità. Due denunce, per due notti da incubo a causa di un vicino - pregiudicato e ben conosciuto dalle forze dell'ordine - che ha denunciato per stalking e per minacce. Si è rivolta direttamente ai carabinieri di Gualdo Tadino, poi agli uffici competenti del comune per trovare una nuova casa avendo dalla sua tutti i diritti del mondo. Intanto è parcheggiata dalla madre. Non diremo il luogo ma soltanto che deve fare molti chilometri per andare a lavorare spendendo risorse preziose di uno stipendio decurtato nel tempo da cassa integrazione, ritardi vari.

Con tanto di delibera era stata rassicurata che comunque avrebbero trovato un alloggio alternativo; aveva la priorità anche in virtù delle denunce dome ci h spiegato. "Ho passato notti da incubo. Avevo paura di uscire. Avevo paura per mia figlia. Il vicino non può essere cacciato mi hanno detto o allonato altrove. Sono arrabbiata perchè in tanti anni in questo complesso di case popolare a pochi metri dalla Rocca Flea non ho avuto mai problemi con altre famiglie". Due volte è stata costretta a chiamare anche la polizia municipale per denunciare i danni alla sua auto: tre ruote "aperte" con un coltellaccio.

Sono passati sei mesi ma per la signora e sua figlia non è arrivata nessuna casa alternativa. "Chiamo regolarmente il comune ma nessuno sa dirmi niente": ha spiegato a Perugiatoday.it a cui si è rivolta per denunciare questa situazione assurda. "Io non posso più aspettare: devo trovarmi una casa. Mi sento tradita come cittadina, ma soprattutto come donna. Si parla tanto di tutela e di sostegno per le donne in difficoltà o a rischio. Ma solo a chiacchiere. Sono sei mesi che aspetto. Ora basta voglio che tutti a Gualdo sappiano come funziona... in queste vicende. Il Comune, le istituzioni e l'Ater devono assumersi la responsabilità di questo trattamento vergognoso che subisco. Lascio Gualdo.".

Troppi sei mesi senza una casa propria. Ed ecco dunque che la mamma monoreddito pur di avere una vita normale è costretta a cambiare comune, trovare una casa non popolare - con canone più alto - e sperare di mantenere il proprio lavoro. "Volevo far sapere la mia condizione perchè ripeto mi sento tradita dagli uffici, dalla politica che conoscono bene a mia situazione". Speriamo che in settimana, passata la sbornia elettorale, chi è competente possa recuperare il tempo perduto e trovare una soluzione alternativa. 

Ps: abbiamo volutamente non messo il nome e cognome, anche se la signora ci aveva autorizzato. Tutto questo a tutela della sua incolumità essendoci delle denunce gravi che pendono su questa storia. 

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