Caso Goracci e il processo Trust, il giorno delle difese: costituite le parti civili

Al momento resta in piedi l’accusa più grave per gli imputati, e cioè quella dell’associazione a delinquere

Torna in aula l'ex consigliere Orfeo Goracci, finito in mezzo alla vicenda Trust. Secondo l'Accusa gli imputati avrebbero gestito Gubbio come “cosa proprio”, riuscendo a mettere in piedi una vera e proprio “cupola rossa”. In fase preliminare il collegio, presieduto dal giudice Gaetano Mautone, che ha ammesso la richiesta di costituzione civile presentata da una parte delle difese.

La vicenda – Lo scorso 17 aprile era arrivato il rinvio a giudizio per l'ex consigliere regionale e per gli altri sette coinvolti nella vicende che fece tremare le mura del comune di Gubbio e che portò a ribattezzare Goracci lo zar. L’ex vicepresidente del consiglio, sospese a seguito della vicenda giudiziaria, venne prosciolto da ben 22 reati. Stessa sorte anche per i “compagni” di avventura: Maria Cristina Ercoli fu prosciolta per 16 capi d’imputazione, mentre Lucia Cecili per 13, Graziano Cappannelli e Cristiano Paolo per 8, Lucio Panfili per 7, Marco Ottaviani per uno e due per Umberto Baccarini.

Resta comunque in piedi, almeno per il momento, l’accusa più grave e cioè quella dell’associazione a delinquere. Secondo il giudice il gruppetto avrebbe fatto in modo che il lavoro svolto all’interno del comune di Gubbio potesse favorire i loro interessi privati, da qui le accuse, a vario titolo,  di tentata concussione per quattro episodi, abuso d’ufficio, falso materiali e due di minacce.

Sospiro di sollievo, invece, per l’accusa di violenza sessuale. Lo zar venne, infatti, prosciolto da Semeraro, secondo il quale le dichiarazioni rese dalla donna erano del tutto insufficienti per poter procedere nei confronti del consigliere regionale. La donna raccontò che l’ex sindaco di Gubbio tentò di baciarla approfittando proprio della sua carica di primo cittadino. Fu sempre il giudice Semeraro a spiegare che prima di quel tentativo Goracci e Sabrina Morena avevano avuto un incontro intimo nell’abitazione della donna. Ed è anche per questo motivo che apparirino “contraddittorie e inidonee” le dichiarazioni della vigilessa.

C’è poi il trasferimento della Minelli che creò non poche preoccupazioni all’ex sindaco di Gubbio, prosciolto infine, anche per questa ipotesi di reato. Secondo, infatti, il giudice Semeraro lo spostamento della dottoressa Nadia Minelli non è avvenuto con un atto della Giunta Goracci, bensì con quello della Giunta Guerrini, perciò il trasferimento della Minelli è  avvenuto per richiesta di Bazzurri. Di quella maxi inchiesta, quindi, dove apparvero nel capo d'imputazione numerose intercettazioni anche hot ne rimane ben poco. Adesso sarà il nuovo Collegio  a dover stabilire se realmente gli imputati possono essere considerati colpevoli o meno. Appuntamento al prossimo 9 giugno.  

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