Immaginario 2.0, Floris: “L’Italia post crisi una grande opportunità”

Su Berlusconi: "Una figura forte alla guida di un Paese debole". Il nuovo leader? "Veloce ed empatico, dovrà finalmente unire, un po' come l'attuale Presidente della Repubblica Napolitano"

L’incontro con Giovanni Floris al teatro Pavone

Immaginario 2.0, il Festival dedicato alla comunicazione svoltosi a Perugia dal 14 al 24 novembre, ha visto venerdì 9 dicembre andare in scena il recupero di uno degli appuntamenti più attesi, spostato dal calendario originale a causa dei noti sviluppi nel mondo politico nazionale. Così ecco Giovanni Floris sul palco del Teatro Pavone: laureato con lode in Scienze politiche alla Luiss di Roma, corso biennale presso la Scuola di Giornalismo di Perugia, diverse esperienze all’estero come inviato Rai, fino alla brillante conduzione della fortunata trasmissione d'attualità politica, economica e sociale Ballarò. A margine dell’incontro, con moderatore Alessandro Campi (Università di Perugia), il giornalista e scrittore italiano ha presentato il suo ultimo libro dal titolo “Decapitati”, edito da Rizzoli.

“Decapitati sì. Perché già da quest’estate - spiega Floris - appariva chiaro che non avremo avuto la testa ancora per tanto tempo. Cioè il governo non sarebbe potuto andare avanti ancora per molto”.  L’attualità politica, tema centrale nel lavoro del giornalista, e nello specifico il recente governo tecnico, ci consegnano il fallimento storico della classe dirigente del nostro Paese, che si ritrova ancora una volta senza un leader. “E’ così - conferma il conduttore di Rai 3 - a vent’anni da Tangentopoli siamo al punto di partenza, con i soliti problemi endemici: corruzione dilagante e cittadinanza abbandonata a se stessa. Tutto ciò - prosegue - è il risultato dello svuotamento del ruolo, del significato dell’essere Ministro, con esponenti che hanno preso l’abitudine ad occupare il proprio posto con disinvoltura, ma non con altrettanta preparazione”.

Il libro dedica a Berlusconi un breve capitolo, “perché la sua era è finita - afferma Floris - e bisogna guardare avanti”. Ma è veramente tutta colpa sua? “E’ stato un leader forte alla guida di un Paese debole. Lasciava intendere ai cittadini che avrebbe pensato a tutto, negando l’esistenza dei problemi che poi lo hanno schiacciato. Al contrario l’Italia si dovrà affidare ad un leader reale, veloce ed empatico, al comando di un Paese forte. Dovrà essere, inoltre, un ‘capo’ che unisce, dopo anni di divisione tra il Professore - chiaro riferimento a Romano Prodi - ed il Cavaliere”, ovviamente Berlusconi. Una figura, dunque, un po’ come l’attuale Presidente della Repubblica. "Napolitano ne è un chiaro esempio", conferma. "Ci ha guidati durante la crisi del Governo attraverso un’azione di raccordo con l’estero e le istituzioni, fino all’arrivo di Monti". La figura pensata da Floris dovrà, altresì, identificarsi con l’autorità che, al contrario del potere, “ti ricorda costantemente che la possiedi perché hai il dovere di risolvere i problemi”. Il potere, al contrario, “è inebriante ma momentaneo”, e l’ex Presidente del Consiglio ne è la prova vivente.

Leader si può nascere, con innate capacità, ma si tratta di una cosa rara. Il più delle volte è necessario, quindi, arrivarci attraverso un lungo processo formativo. Ma da dove salterà fuori la nuova guida? Il giornalista della Rai indica tre vie: “Guardando al lungo termine, è indispensabile investire nell’istruzione e, in particolare, nell’università pubblica, per dare ai giovani l’opportunità di esprimersi. Nell’immediato, si dovrà rivolgere lo sguardo verso gli uomini del no, scommettere sulle leadership deboli”. Una terza soluzione è poi quella che vede l’affermazione di persone valide, “magari qualcuno che si è formato all’estero - osserva Floris - qualcuno che lavora a Bruxelles o insegna a Londra, chi può dirlo. La crisi - aggiunge - ci restituirà un’Italia diversa, nella classe politica e nelle istituzioni. Sarà una situazione difficile che lascerà, però, spazio al merito, a chi saprà farsi avanti, al nuovo, nessuno può sapere chi siederà al comando, potrebbe essere uno di noi”.  

Nel corso dell’appuntamento non è mancato un omaggio alla trasmissione della quale l’ospite d’onore è saldamente alla guida da dieci anni. E così via ad un breve filmato che ripercorre alcuni dei momenti storici del programma, davanti agli occhi attenti di un pubblico evidentemente affezionato. “La chiave è stata fin dall’inizio quella economica. Anche di fronte ai tanti scandali - conclude - abbiamo ugualmente posto l’accento su un Paese che non produceva, che restava fermo”. Un Paese con delle crepe enormi, le stesse nelle quali sono caduti i politici che non si sono resi conto.   

 

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