Giornata della Memoria: "La storia di un perseguitato che scelse la morte piuttosto che i lager e di cui nessuno parlò"

Quel fatto non comparve sulla stampa, "soggetta a una rigida censura”. Da qui la proposta: “Sarebbe doveroso collocare sul posto una lapide in sua memoria, vittima di leggi senza rispetto per la vita e umanità”

Foto Piazza Piccinino

Giorno della memoria mutilato, se non si guarda con occhio attento alla storia della Vetusta attraverso gli ultimi testimoni di eventi dei quali si perde inevitabilmente il ricordo. Fra questi attenti depositari di memorie, va certamente annoverato il pictor optimus Franco Venanti che stamane ci chiama al telefono per donarci un aneddoto, segnato dal dolore e legato alla vita cittadina.

“Era un amico di mio padre Domenico. Si trattava di un uomo ebreo che  temeva di rimanere vittima delle persecuzioni, successive all’emanazione delle leggi razziali del 1938”. “Per evitare di essere preso e spedito nei lager – prosegue il pittore col Borsalino – se ne stava nascosto nella soffitta di una casa in Porta Sole. I parenti  e gli amici gli portavano da mangiare e quel poveretto viveva da solo, nel terrore e nella disperazione”.

“Finché un giorno non ce la fece più a sopportare quelle condizioni stressanti e si buttò dalla finestra. Il suo corpo fu trovato in piazza Piccinino, sfracellato. Si era lanciato da una finestra che affacciava sopra un terrazzino”.“Eravamo nei primi anni della guerra, quando ancora il fascismo era in auge e controllava la stampa: certi eventi non si potevano raccontare, in quanto esempi di “disfattismo” che avrebbe abbattuto il morale dei cittadini. Quel fatto, dunque, non comparve sulla stampa, soggetta a una rigida censura”. Da qui la proposta: “Sarebbe doveroso collocare sul posto una lapide in sua memoria, che rimase vittima di leggi inique, senza rispetto dei valori di vita e umanità”.

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