La banda dei predoni: colpi negli stabilimenti industriali a caccia di cavi elettrici e rame, tra gli indagati quattro perugini

Chiuse le indagini per sette indagati. Per quattro di loro l'accusa è di associazione per delinquere

Chiuse le indagini per sette persone accusate a vario titolo di furti, ricettazione e associazione a delinquere finalizzata ai reati contro il patrimonio commessi ai danni di stabilimenti commerciali e industriali di grandi dimensioni in provincia di Perugia, dotati di impianti elettrici di alta tensione e posti in liquidazione o pignorati.

In particolare, per quattro dei sette indagati - di cui due perugini e due albanesi - a cui viene contestata l'associazione, avrebbero sottratto componenti metalliche, cavi elettrici e rame da rinvendere poi nel compiacente mondo del mercato nero. "Secondo un concordato e reiterato modus operandi" - scrive il pm Gemma Miliani - una volta individuato l'obiettivo da colpire, il " capo" avrebbe contattato altri quattro componenti della "banda" per specifici sopralluoghi poi, a seconda dei ruoli (c'è chi aveva il compito di fare il palo), avrebbero agito. In uno degli episodi contestati agli indagati, dopo essere entrati in un immobile a Magione, avrebbero individuato la cabina elettica, tranciato e dissotterrato i cavi, per poi asportarli insieme agli utensili presenti. Il fine sarebbe stato proprio quello di rivenderli. Un altro perugino coinvolto è indagato per ricettazione. Secondo le indagini portate avanti dai carabinieri avrebbe acquistato o ricevuto in più occasioni spezzoni di alcune sezioni di cavi elettrici proventi di furto.

A capo della presunta banda di sodali, un perugino: sarebbe stato lui ad organizzare e scegliere i luoghi da depredare, utilizzando il suo garage per nascondere l'attrezzatura per commettere i furti e parte della refurtiva per poi essere venduta illecitamente. Tra i colpi imputati agli indagati (commessi tra il 2014 e il 2015) cento chili di scarto di fili di rame asportati da un'azienda in liquidazione, con l'aggravante - secondo la procura - di aver commesso il fatto con violenza e su cose esposte dalla pubblica fede, su componenti metalliche sottratte ad infrastruttura destinate a erogazione di energia.

Nel dicembre 2014, a Corciano, un altro colpo anche stavolta ai danni di un immobile in liquidazione, rubando cinque monitor piatti per pc, alcuni ripiani metallici, cavi elettrici per la corrente, un misuratore laser e altri utensili di varia natura. Pochi giorni dopo, a Magione, un altro furto in un immobile di una ditta in fallimento: qui avrebbero portato via griglie di rame, cavi elettrici e utensili da lavoro. E ancora ad Assisi, Perugia e Torgiano, dove rubarono 1800 metri di cavi elettrici dal piazzale di una ditta. Per due indagati invece l'accusa è anche quella di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale durante un tentativo di fuga. Ora si attende la fissazione della prima udienza davanti al giudice. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Delfo Berretti, Luca Maori, Nicola di Mario.

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