Maxi truffa da 25 milioni di euro sul carburante: sotto processo 13 furbetti dell'Iva

Carburante venduto a prezzo fuori mercato e fatture false per giustificare gli ordinativi. L'indagine della Guardia di finanza finisce sul tavolo del giudice

Associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, una colossale, gigantesca evasione di Iva per 25 milioni di euro e una marea montante di gasolio e benzina importata dall’estero e venduta a prezzi fuori mercato. È l’accusa mossa dalla Procura perugina e dalla Guardia di finanza a tredici persone nell’ambito di un’inchiesta sul traffico di carburante e svariati reati fiscali e arrivata sul tavolo del giudice per l’udienza preliminare di Perugia.

L'operazione, partita da un semplice controllo fiscale aperto nei confronti di una importante società umbra operante nella distribuzione dei prodotti petroliferi, ha portato a decine di perquisizioni e l'esecuzione di 13 misure cautelari per gli indagati residenti in Lombardia, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia e Svizzera.

Gli indagati, avvalendosi anche di figure professionali, sfruttavano la normativa vigente in caso di acquisti di beni in ambito comunitario in cui l'imposta dell'Iva viene applicata nel Paese di destinazione.

Secondo l’accusa le società coinvolte avrebbero evitavano il pagamento dell'Iva per ottenere illeciti guadagni dal commercio del carburante. Dalle carte processuali emerge la costituzione di alcune società in Svizzera che acquistavano il carburante da raffinerie in Slovenia e Croazia, rivendendo poi il prodotto applicando un margine di guadagno (non pagavano l’Iva, ma ne chiedevano il rimborso allo Stato italiano) a otto società con sedi in tutta Italia, intestate a prestanome, ma in realtà riconducibili agli stessi promotori indagati.

Il carburante transitava poi dall'Est Europa in un deposito fiscale italiano, le società emettevano fatture false di vendita a un prezzo inferiore rispetto a quello di acquisto dalla società Svizzera, con l'applicazione dell'Iva.

Ed è così che i destinatari finali, gli imprenditori, riuscivano ad applicare un prezzo estremamente concorrenziale nei distributori di loro proprietà, guadagnando due volte con lo stesso prodotto: sulla quantità di carburante venduta e sull’Iva da recuperare.


 

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