Il Comune di Perugia in lutto, addio al "prefetto di Ferro" come era soprannominato Franco Rubini

Ci ha lasciati Franco Rubini, che in ufficio chiamavano “il prefetto di ferro”, per il suo attaccamento al lavoro. I colleghi lo definivano anche “il signor no” per la fermezza con cui, nel lavoro come nella vita, non scendeva mai a compromessi. Non ce la faceva a finire il lavoro in ufficio? Franco se lo portava a casa, senza che nessuno glielo chiedesse. Per ché per Franco il lavoro era sacro e il Comune di Perugia era casa sua. Di queste figure si è perso lo stampino: non suoni offensivo verso nessuno, ma è così.

Racconta la moglie Ida Trotta, affermata scrittrice di cose perugine: “Quando l’ho conosciuto, il 12 giugno 1973, mi disse: ‘Piacere Franco, di nome e di fatto!’. La vita d’amore e di famiglia passata insieme ha dato conferma di questa sua battuta”. È stato un uomo di famiglia: marito, padre (di Chiara, Benedetta, Laura), nonno tenerissimo. Era noto per la sua disponibilità verso tutti: perfino verso quelli che non conosceva, perché animato da valori religiosi e principii etici per lui inderogabili. Una malattia inflessibile lo ha strappato all’affetto di quanti lo hanno conosciuto. Lo ricorderemo con la sua aria seria e con quello sguardo amichevole e riservato. Ma intriso di intelligenza e di palpitante umanità.

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