INVIATO CITTADINO Fontana Maggiore, pareva una polmonite e invece è… uno starnuto

Si è svolto stamattina il sopralluogo congiunto dei rappresentanti del Comune di Perugia e di tecnici e storici dell’arte della Soprintendenza

In attesa di analisi e studi, prognosi e terapie, anticipiamo ai nostri lettori la soluzione del busillis Fontana Maggiore e “portatrici d’acqua dorate”: tanto rumore per (quasi) nulla. Pareva una polmonite e invece è… uno starnuto. Si è svolto stamattina il sopralluogo congiunto dei rappresentanti del Comune di Perugia e di tecnici e storici dell’arte della Soprintendenza.

Tutti al capezzale del presunto “grande malato”. Mentre ipotesi e prognosi “poco riservate” si rincorrono, il sopralluogo ha dato un esito interlocutorio, ma non tale da gridare “al lupo”.

Quella colorazione giallina non può essere dovuta a un viraggio del bronzo: la tazza di Rosso Padellaro (ci sta scritto “Rubeus”) poco sotto è integra. Allora, qual è in cancro che rode le Ninfe? Probabilmente un parassita, un fungo, un lichene, un batterio, un elemento biologico che ha colonizzato l’intera superficie per effetto dell’interruzione del flusso idrico.

Si tratterà di prelevare campioni e analizzarli. La tesi è perfino lapalissiana. Si consideri che la tazza bronzea, contenente acqua, è intatta. Mentre la vasca superiore mostra la sostanza giallastra sul livello prima toccato dall’acqua. Insomma: dove c’è ancora acqua è tutto normale. Poco sopra, dove l’acqua non c’è, si nota la fascia gialla (come evidenzia platealmente la foto in pagina).

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Anche nella vasca inferiore, dove è scolata acqua ma adesso è a secco, s’intravvede lo stesso fenomeno. Che fare? Attendere l’esito delle analisi, spazzolare per rimuovere le colonie di batteri e far scorrere ancora acqua. A detta di qualcuno, ripristinando il flusso, il male potrebbe guarire “sua sponte”, senza nessuna terapia. Comunque sia, un’osservazione s’impone. Forse, tutto sommato, questo chiacchiericcio è un modo come un altro per dimostrare attaccamento al nostro bene storico e identitario più prezioso. E non è detto che sia un male.

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