Mercati e fiere a Perugia: viaggio nella tradizione tra storia, fede e commercio

La fiera era generalmente legata alla celebrazione di festività religiose o a particolari cicli dell’anno agricolo. In momenti di minor pressione del lavoro agricolo, numerose persone affluivano dalle campagne, spinte da motivazioni religiose, ma anche commerciali. In queste occasioni venivano a conoscenza di novità, tra l’utile e il curioso, come ancora oggi succede.

Le fiere avevano la durata di diversi giorni ed erano accuratamente disciplinate dall’autorità civile. Il Comune di Perugia stabiliva particolari provvidenze o importanti esenzioni a favore di commercianti provenienti da altre zone. Cosa che provocava reazioni anche vivaci, fino alla contestazione, da parte dei commercianti locali che vi intercettavano una lesione dei loro legittimi interessi.

I mercati erano invece manifestazioni commerciali di minor importanza, di breve durata (in genere un solo giorno), più a carattere locale e spesso monotematiche: mercato del bestiame, degli attrezzi agricoli, delle granaglie.

Tuttora, il martedì e il sabato, presso le scalette del duomo di San Lorenzo, resiste il mercato dei cocci, con commercianti provenienti da località vocate alla produzione tradizionale di cotto e ceramiche. Un tempo si trattava di terrine da cucina, orci per l’olio, boccali da vino. Oggi vengono trattate eleganti ceramiche di Deruta, come piatti da parete, lampade, oggetti pregiati e complementi d’arredo. Ma si può pure trovare il classico maialino-salvadanaio in semplice cotto non dipinto.

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