Perseguita la ex e i familiari anche in vacanza, condannato amante molesto

Il giudice ha inflitto una pena di 1 anno di reclusione con una periodo di internamento in una casa di cura

Un anno di reclusione, con un periodo da trascorrere in una casa di cura, spese processuali e diecimila euro di risarcimento alla parte civile. È la sentenza pronunciata nei confronti di un folignate 42enne accusato di aver perseguitato la ex che aveva troncato la storia sentimentale.

Il difensore dell’uomo, l’avvocato Dario Epifani, ha già preannunciato ricorso in appello una volta depositate le motivazioni della sentenza. Secondo la difesa non sarebbero stati presi in considerazione alcuni elementi nello svolgimento della perizia non potendosi escludere il vizio totale di mente e la mancata riqualificazione dei fatti in violenza privata invece che stalking.

L’uomo è accusato dalla Procura di Spoleto di aver posto in essere condotte moleste e minacciose nei confronti di una donna “alla quale era stato legato da relazione affettiva della quale non riusciva ad accettarne la fine, nonché, al fine di entrare in contatto con la predetta nonostante il suo rifiuto …, padre della persona offesa, e … figlia della predetta, così cagionandole un perdurante e grave stato d’ansia e di paura e di ingenerare timore per la incolumità fisica propria e delle figlie minori e da costringerla ad alterare le proprie abitudini di vita lasciando la propria abitazione per ragioni di sicurezza a causa delle continue incursioni” dell’imputato “andando ad abitare presso l’abitazione del padre”.

Molestie che sarebbero avvenute anche quando la donna era in vacanza in campeggio oppure in crociera. Diverse volte aveva invaso la proprietà privata della donna e del padre di questa, cercando di entrare anche in casa. Non ssi contano i pedinamenti, le attese “all’uscita dal lavoro” e gli episodi di “violenza o azione repentina” con le quali “entrava nell’autovettura della persona offesa approfittando delle soste ai semafori ovvero imposte dal traffico o dalla segnaletica stradale” oppure “si posizionava sul cofano dell’autovettura e le impediva per qualche istante di ripartire; in questa occasione, condotto presso la caserma dei Carabinieri, si impegnava a cessare le proprie condotte moleste”.

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Tutte queste accuse hanno portato l’uomo alla condanna inflitta dal giudice monocratico di Spoleto domani. La donna si è costituita parte civile tramite l’avvocato Daniele Filena.

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