Sanità - Delibere e favori alle cliniche private, assolti gli otto imputati

Il pubblico ministero aveva chiesto il rinvio a giudizio per un danno di oltre 600mila euro. Il gup D'Andria ha assolto "perché il fatto non sussiste"

Avrebbero favorito le cliniche private a scapito delle strutture pubbliche. Un abuso d'ufficio e falso in atto pubblico nelle autorizzazioni ad alcune case di cura per un presunto guadagno illegittimo di 600mila euro. Per il gup Valerio D’Andria, però, non c’è stato alcun atto illecito e ha assolto Giuseppe Legato, Diamante Pacchiarini, Domenico Barzotti, Nazzareno Zucchettini, Donatella Seppoloni, Antonio Perelli, Paolo Scura e Igino Tomassoni.

Gli otto erano accusati, a vario titolo, abuso d'ufficio e falso in atto pubblico, per aver accreditato la Casa di cura presso il Servizio sanitario regionale, in assenza dei requisiti necessari, permettendogli di svolgere operazioni chirurgiche all'interno delle strutture pubbliche e senza alcuna evidenza pubblica. Il pm Gemma Miliani aveva chiesto il rinvio a giudizio per gli otto imputati, difesi dagli avvocati Marco Brusco, Gianluca Calvieri, Alessandro Vesi, Francesco Blasi, Giancarlo Viti, Fernando Mucci, Maria Mezzasoma e Giovanni Bellini.

Soddisfazione dell’avvocato Marco Brusco per l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” al termine dell’udienza: “Non c’è stato neppure bisogno del vaglio dibattimentale per chiarire l’assoluta insussistenza dei fatti-reato contestati”.

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