Facebook, foto hard e ricatti, mamma cade nella trappola: 36enne a processo

L'uomo-secondo l'accusa-avrebbe ricattato la donna di divulgare foto intime e conversazioni private se non le avesse dato dei soldi

Quando l'estorsione viaggia sui social: è quello che è accaduto ad una donna, che ha denunciato alla polizia postale di essere stata ricattata da un uomo che aveva conosciuto attraverso Facebook e con cui aveva iniziato un rapporto di conoscenza. Ma ben presto, le conversazioni tra i due iniziano a farsi più intense, più intime, tanto da raccontarsi le proprie vicissitudini di vita.

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Dopo un anno di contatti, l'uomo avanza il desiderio di incontrarla di persona mostrandole tramite il social network il biglietto aereo acquistato per il volo. Ma la donna, madre di un figlio piccolo, rifiuta quell'incontro e qualcosa, in quel rapporto virtuale, si spezza. Fino a diventare un incubo, con tanto di un procedimento penale per l'uomo-difeso dall'avvocato Francesco Gallo, oggi a processo per estorsione e accesso abusivo di un sistema informatico. 

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Secondo l'accusa l'uomo, a quel netto rifiuto, avrebbe da subito cambiato atteggiamento, minacciando la donna di pubblicare in rete e di divulgare tramite web foto private e contenuti delle conservazioni. A quel punto fa un versamento di 500 euro. L'imputato- ancora secondo l'accusa- le avrebbe sotratto anche le password di accesso ai suoi account. Dopo pochi giorni, l'uomo sarebbe tornato nuovamente alla carica,  chiedendo questa volta la somma di 800 euro, altrimenti avrebbe divulgato conversazioni private fra la donna e una sua amica.

Secondo la difesa, le password degli account l'uomo non le avrebbe rubate, ma già le conosceva, perchè aveva aiutato la donna varie volte con i social. Inoltre  l'uomo era stato aiutato dalla donna con dei piccoli versamenti spontanei, dei regali consistenti in 50, 20 euro. 

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Ma questa volta decide di non cedere al ricatto e così foto private, erotiche e intime riguardanti lei e una sua amica, oltre che a stralci di conversazioni, finiscono pubblicate in una pagina web, inoltrando tramite facebook richieste di amicizia ai conoscenti delle due vittime. La donna sporge denuncia alla polizia postale, raccontando come, dopo alcune conversazioni intrattenute, fossero arrivati a scambiarsi foto di nudo e a parlare di sesso, fino al ricatto. Si torna in aula a febbraio, con l'ascolto dei testimoni, la parte civile è rappresentata dall'avvocato Fabio Orologio.

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