Circolo dei Lettori, Erri De Luca si racconta ai perugini

Erri De Luca è stato ospite mercoledì al teatro Pavone di Perugia, in un incontro organizzato dal circolo dei lettori di Perugia per la presentazione del suo nuovo libro

Erri De Luca, incontra Perugia

Lo scrittore Erri De Luca è stato ospite mercoledì sera al Teatro Pavone di Perugia per presentare il suo nuovo libro “I Pesci non chiudono gli occhi”. L’incontro è stato organizzato dal Circolo dei Lettori di Perugia, nuova realtà culturale del capoluogo umbro che propone incontri e dibattiti sul mondo della letteratura.

Un incontro che si è svolto in una sala gremita in ogni ordine di posto per ascoltare lo scrittore e poeta napoletano che per l’occasione ha intrattenuto la platea con un monologo sulla sua esperienza di vita da bambino in una città martoriata dalla guerra e dalla povertà ma che è riuscita sempre a cavarsela.

Napoli, non solo una città ma uno stile di vita: “I napoletani conoscono bene solo una cosa della loro città, dove si trova il Vesuvio. Convivere con una realtà come questa non è semplice, una grande bellezza che cela in sé morte e distruzione”;  De Luca si descrive adolescente, quando l’eco persistente dei bombardieri alleati era un abitudine ormai consolidata e le sirene anti aeree regolavano il ritmo alle giornate.

Un’infanzia segnata da esperienze di vita crude ma reali, che riuscivano a restituire umanità a tutte le persone e davano quel senso di comunità che ha permesso di superare molti tragici eventi. “La guerra moderna come la intendiamo noi oggi, per me è nata in una piccola città dei Paesi Baschi, Guernica, resa celebre da un dipinto di Pablo Picasso".

Il bombardamento indiscriminato è cominciato proprio da lì, portando con se morte e distruzione per tantissimi civili inermi, spesso uniche vittime di queste guerre che oggi chiamiamo intelligenti”; lo scrittore definisce come un atto terrorista quello di bombardare con armi di distruzione di massa.

Il monologo prosegue affrontando diverse tematiche molto attuali come quella dei giovani che, secondo De Luca, rappresentano oggi una generazione sorda, incapaci di ascoltare le voci dei più vecchi e quindi apprendere un modello di valori autentico.

L’autore continua con una carrellata sul secolo passato che viene identificato come il secolo delle rivoluzioni e delle migrazioni: "I nostri concittadini emigrarono in massa verso luoghi dove poter ricostruire una vita più dignitosa. Quando visitai l’isola di Ellis Island a New York mi colpì molto una scritta di un emigrato italiano. La scritta recitava: mi dissero prima di partire che le strade a New York fossero lastricate d’oro. Quando arrivai, mi accorsi che le strade non erano lastricate d’oro, non erano per nulla lastricate e volevano che le lastricassi io”.

Anche il tema dell’immigrazione è stato trattato da Erri De Luca con una vena poetica: "I migranti di oggi portano una grande ricchezza, la loro forza lavoro, il loro tempo, i loro sogni. Una recente legge vieta alle barche in mare di prestare soccorso ai migranti in difficoltà, con l’accusa di commettere atti di terrorismo. Questa è la sintesi di come il fenomeno dei flussi migratori venga strumentalizzato dalla politica”.

“L’Italia – conclude lo scrittore – è stata sempre crocevia di civiltà assai diverse tra loro e Napoli ne è il perfetto esempio. Diventa perciò controproducente attuare politiche di discriminazione contro i flussi, lo dice anche la parola stessa flusso, qualcosa che scorre e l’Italia in questo senso ha un ruolo da protagonista. La forza della poesia serve per questo, a far comprendere le vere priorità dell’umanità".
    



 

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