EDITORIALE / Dimissioni Marini, non si poteva andare più avanti: sulla salute e sui sogni non si fanno trucchi

Garantisti sì, ma anche consapevoli di un potere che nei decenni è diventato sempre più sordo, incapace a gestire i cambiamenti. Sui concorsi deciderà la magistratura, ma se tutto fosse vero e allora qualcuno dovrà rispondere anche del reato (che non esiste) ovvero quello di sogni e speranze rubate

Dimissioni dovevano essere date e dimissioni sono arrivate. Dimissioni anzi arrivate 4 giorni troppo tardi. Sabato pomeriggio se ne poteva fare a meno di quella conferenza senza domande, con un testo criptico e dove si è cercato di fare la parte di chi è stato tradito - dal proprio assessore e dal proprio segretario e dai propri nominati alla guida dell'azienda ospedaliera - invece di assumere i legittimi panni di chi deve difendersi da precise accuse formulate dalla magistratura. Non da colpevole, ma da indagata, con i suoi diritti, e tutta la presunzione di innocenza prevista dalla nostra Costituzione.

Ci troviamo di fronte ad una inchiesta della magistratura dove si parla di un sistema clientelare nelle assunzioni in Sanità, in particolare all'ospedale di perugia, la più grande azienda del nostro territorio. Su una decina di concorsi monitorati dalla Guardia di Finanza - sotto la direzione della Procura della Repubblica - nessuno è stato definito regolare. Si ipotizzano concorsi truccati in ruoli chiave per la nostra salute dove sono stati preferiti dalla politica dei dottori con meno esperienza, meno capacità, meno punteggi, meno ricerca. Se fosse tutto vero, cara Marini e Bocci, è una follia. Non stiamo parlando di qualche assunto amico alla comunità montana o a fare il centralinistra in Provincia, ma gente che deve coordinare e intervenire quando stiamo male o in chiave preventiva.

Vi siete vantati, tutti i giorni di avere la migliore sanità italiana, presa ad esempio dal governo per costi e qualità, quando poi invece dalle carte dei pm scopriamo infermieri a tempo determinato, stimati e con la formazione giusta, fatti fuori dalle graduatorie a favore di una ventina - magari bravissimi, ma non possiamo saperlo - di altri infermieri in cerca di lavoro e che sono stati sponsorizzati da troppi, anzi diciamola tutta, da tutti i poteri pseudo forti di questa piccola, povera, ma bellissima regione. Duca nelle intercettazioni dice: sono stufo di subire pressioni dalla politica, dalla chiesa, dalla massoneria e dalla Calabria Unita (spero che la magistratura chieda conto di questa Calabria Unita... infiltrazioni mafiose nella nostra sanità oppure pregiudizi nei confronti dei tanti medici che hanno studiato da noi e poi sono diventati parte di questa comunità lavorando anche in sanità?).

Stiamo parlando della nostra salute, non di una campagna pro-turismo sbagliata per via della scelta sbagliata dell'agenzia di comunicazione. Dimissioni dovute, anzi date in ritardo. In questa inchiesta c'è un reato, quello forse più grave, che non può essere contestato perchè formalmente non è reato: quello di aver vanificato sogni e speranze a uomini e donne, in particolare ai giovani. Se fossero truccati quei concorsi monitorati - ma si parla di un sistema consolidato che affonda le radici in un passato molto remoto - a cui hanno partecipato fino a 18mila iscritti da tutto il Paese, allora si è rubata un po' di vita ai tanti che non era raccomandati. Giovani sfiduciati che hanno lasciato i nostri piccoli comuni, le nostre famiglie per andare dove non ci sono "mangiatori" di sogni e di speranze.

Candidati che rassegnati magari hanno smesso di inseguire la professione tanto amata per ripiegare in qualcosa di precario e che gli tarpa le ali. In un anno abbiamo perso oltre 3mila persone che sono emigrate altrove. Il tasso di disoccupazione è da record tra i giovani. L'Umbria affonda, ma si preferisce ancora di parlare di fascisti e comunisti, di anti-leghisti e leghisti, di rossi e neri. C'è chi ottiene il super premio produzione da dirigente pubblico e chi è costretto ad emigrare. Bisogna parlare di lavoro, welfare, futuro, legalità e macro-regione del Centro Italia. Anche per tutto questo le dimissioni della Marini e il commissariamento di Bocci dalla guida del Pd sono atti dovuti.

Non è un bel giorno per l'Umbria, questo 16 aprile, ma almeno è diverso da tutti gli altri fino ad oggi vissuti. Speriamo che sia una dolorosa ripartenza per il popolo umbro. E per il futuro... non conterà il colore del gatto chiamato a governare... conterà la sua capacità di saper prendere i topi. Il tempo del partitone dell'Umbria è finito. Il tempo delle ideologie è finito. Servono ora stati generali per rifondare l'Umbria.

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