Da vicina di casa a stalker: denunciata quaranta volte in pochi anni, ma viene assolta perché "incapace"

Il gup ha assolto l'imputata per lesioni, atti persecutori e minacce perché non in grado di intendere e di volere al momento dei fatti

Immagine d'archivio

La convivenza tra due vicine che si trasforma in un incubo, con tanto di minacce, querele, atti persecutori e lesioni andate avanti per mesi e mesi. La vicenda, accaduta in una palazzina di San Giustino, ha visto alla sbarra una 49enne accusata di stalking nei confronti della vicina, ma anche di averla diffamata, minacciata, offesa e picchiata, arrivando a dire in giro che "lei era malata di sifilide o che suo figlio era un ubriacone".

Per l’imputata – difesa dall' avvocato Eugenio Zaganelli –è arrivata una sentenza di assoluzione perché non in grado di intendere e di volere al momento di compiere i fatti.  Già nella scorsa udienza, lo psichiatra Tarcisio Radicchia, nominato per espletare  le operazioni peritali e verificare la capacità di intendere e di volere della donna, aveva confermato in sede di udienza preliminare la "semi incapacità dell’imputata" al momento di compiere i fatti.

La vittima intanto si era costituita parte civile con l'avvocato Senatore: sarebbero una quarantina le denunce querele da lei sporte nei confronti dell'imputata nel giro di 3 anni e mezzo: secondo il capo d'imputazione formulato dal pm Mara Pucci, avrebbe cercato in tutti i modi di ledere la sua vita e la sua reputazione, rivolgendosi a lei con frasi pesanti e offensive anche in presenza dei suoi familiari: “Se ti metto le mani addosso, ti faccio vedere io cosa faccio”.

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Durante un banale alterco sulla spettanza del pagamento della bolletta del gas, improvvisamente avrebbe sbattuto  la porta d’ingresso della palazzina in modo da chiudervi in mezzo il braccio della persona offesa e procurandole lesioni, mentre in un altro episodio, dopo la notizia di essere stata denunciata, avrebbe impedito alla “nemica” di rientrare nel portone del palazzo spingendola con forza fino a farla cadere. Nel gennaio del 2015 scattò per l'imputata anche  il divieto di avvicinamento. 

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