Dipendente promossa 11 giorni prima di andare in pensione, condannato dalla Corte dei conti ex sindaco umbro

I giorni di lavoro da dirigente valgono 3mila euro in più all'anno nel trattamento pensionistico. Per i giudici contabili le colpe vanno suddivise tra primo cittadino, uffici comunali e Inps

La Corte dei conti dell’Umbria ha condannato l’ex sindaco di San Giustino al pagamento della somma di 8.864,76 euro per aver promosso una dipendente ad 11 giorni dalla pensione, facendo così in modo che l’assegno mensile fosse più alto.

La Procura contabile aveva citato in giudizio l’ex primo cittadino per “l’illegittima attribuzione alla dott.ssa ... del maggior trattamento pensionistico in conseguenza dell’adozione da parte del convenuto, all’epoca dei fatti sindaco del Comune di S. Giustino (PG), di un provvedimento di incarico di posizione organizzativa, con conseguente incremento della retribuzione lorda in godimento della predetta alla data del pensionamento”.

L’accusa mossa dalla Procura regionale aveva preso spunto da una segnalazione indirizzata alla Corte dei conti, alla Procura della Repubblica e alla Guardia di finanza, nella quale si faceva notare il “conferimento alla dott.ssa ... di un incarico dal 20 al 31 dicembre 2011 "quando l’attività del comune era praticamente ferma, solo per mandare in pensione un dipendente con un compenso chiamato indennità posizione organizzativa di 8.000 euro all'anno (…) che ha invece avuto solo per quei dieci giorni” e che “il giorno 24.12.2011 la dott.ssa ... presentava al sindaco la comunicazione di voler essere collocata a riposo, con decorrenza 1.1. 2012”.

Secondo la Procura contabile la donna avrebbe, così usufruito del trattamento pensionistico calcolato su base annua e non sugli effettivi otto giorni di lavoro, quindi 8mila euro in più che si aggiungono a quelli che ogni mese percepisce dal pensionamento: dai 21.636,78 euro all’anno ai 24.633,32. Con evidente danno per l’Inps. Per la Procura contabile “il sindaco avrebbe comunque potuto e dovuto prevedere age-volmente che la dott.ssa .. non avrebbe con certezza garantito la prosecuzione dell'incarico nel 2012, così che la decisione di conferirglielo ugualmente per appena otto giorni lavorativi a fine 2011 era ancor più ingiustificata”.

Secondo i giudici contabili la responsabilità del sindaco è provata, ma non piena, in quanto avrebbero concorso tutto l’apparato amministrativo, tra controlli mancati e assenza di pubblicazione degli atti del caso, come anche l’ente previdenziale che non avrebbe controllato bene la pratica, affidandosi al semplice calcolo dell’età pensionabile e dei contributi. Da qui la condanna ad una somma dimezzata rispetto ai calcoli fatti per quantificare il danno.

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