Morte nel derby, ha vinto il regolamento. Ora la Lega smetta di usare lo slogan "Rispetto"

Tutti hanno seguito le norme, ma i tifosi sono usciti dal "Curi" tristi e arrabbiati. Davanti alla morte di uno spettatore dovrebbe prevalere il buon senso

Regolamento contro buon senso. E’ questa la vera sfida che è andata in scena ieri pomeriggio al “Renato Curi” di Perugia, teatro del derby tra il Grifo e la Ternana che si è chiuso in maniera tragica, con la morte di un tifoso biancorosso colto da malore. Una lotta che alla fine sembra aver dato ragione al regolamento, a quello che è messo per iscritto e non al rispetto nei confronti di una vita che si stava spegnendo.

Non prevista – L’interruzione di una gara per un evento tragico come quello avvenuto ieri a Pian di Massiano non è prevista: nelle norme si parla di invasioni di campo, di ingresso di animali, di secondi palloni e di lanci di oggetti, di cori razzisti e di scontri tra tifoserie opposte. La morte di uno spettatore, di una persona che aveva pagato un biglietto per poter assistere a una partita di calcio, non è contemplata. Eppure fatti del genere capitano e sono capitati in passato.

Responsabilità – Lo abbiamo visto tutti Davide Ghersini, l’arbitro del derby. A un certo punto non sapeva più cosa fare, stritolato com’era tra la volontà dei tifosi e dei giocatori di chiudere il match a 3’ dalla fine e i dettami del regolamento, personificati nella figura del delegato della Lega di B. Alla fine ha preso la decisione corretta (sempre a termini di regolamento), cioè quella di portare a conclusione il match, non essendoci un motivo che impediva il normale svolgimento della sfida. Assurdo, ma questo è. Chi avrebbe potuto fare qualcosa di più? Non il presidente del Perugia Santopadre, che alla fine si è dovuto anche scusare per errori non suoi. In situazioni del genere è il questore a dover valutare se ci sono motivi di ordine pubblico tali da dover sospendere lo “show”. Ma Carmelo Gugliotta, questore di Perugia, ha stabilito che non ci fossero ragioni per disporre un fischio anticipato da parte dell’arbitro: nessun coro razzista, nessuna intemperanza, nessuno striscione offensivo o situazione che potesse mettere a rischio l’incolumità dei presenti. E si è andati avanti con il peggiore dei teatrini, con la farsa dei giocatori che si passano la palla aspettando di poter rientrare negli spogliatoi.

Domande – Insomma, alla fine tutti hanno seguito le norme alla lettera, senza sbagliare, ma la gente è uscita dal “Curi” provando un misto di dolore e rabbia. Ed è stato difficile anche per noi commentare quei momenti, divisi come eravamo tra il dover descrivere quello che stava avvenendo sul terreno di gioco e le tremende immagini dei sanitari del 118 che tentavano invano di rianimare Osvaldo Neri in Tribuna Est. Allora sembra giusto porsi qualche domanda: se fosse accaduto al 10’ del primo tempo, cosa si sarebbe fatto? I giocatori e l’arbitro come si sarebbero comportati? Facile immaginare che si sarebbe andati avanti lo stesso (è il regolamento), ma è altrettanto semplice credere che le tifoserie avrebbero fatto di tutto per creare le condizioni tali (vedi invasione di campo) per impedire il proseguimento di uno spettacolo indegno, in cui nessuno avrebbe potuto gioire.

Tifosi e “Rispetto”– Spesso si sente parlare dell’inciviltà e della violenza dei gruppi organizzati nelle curve dei nostri stadi. Di episodi negativi in Italia ce ne sono stati a bizzeffe, situazioni che hanno macchiato il calcio e che sono state stigmatizzate da tutti. Ieri il comportamento delle tifoserie di Perugia e Ternana è stato impeccabile: sono stati gli ultras del Grifo a forzare il cancello della Nord per avvisare i calciatori e l’arbitro che sugli spalti si stava consumando una tragedia. Immediatamente dopo hanno deciso di ritirare gli striscioni con i nomi dei gruppi, in segno di rispetto. Lo stesso hanno fatto quelli delle Fere. Ci sono stati applausi per i tentativi dei medici, così come per i giocatori, che hanno fatto di tutto per convincere l’arbitro a sospendere la partita. Per una volta tanto ci sembra giusto sottolineare la civiltà e la sensibilità di chi invece, solitamente, viene additato come il male peggiore del calcio. La rivalità tra Perugia e Ternana, almeno durante quei minuti terribili, è stata cancellata e la gente si sarebbe solo aspettata un segno di buon senso per poter tornare a casa e assorbire il dispiacere per la famiglia del tifoso deceduto. Così non è stato, ha vinto il regolamento. Forse, oltre a scrivere “Rispetto” in ogni dove, dai cartelloni alle maglie dei calciatori, la Lega di B (insieme a tutti gli organi direttivi del calcio italiano) dovrebbe fare in modo di utilizzarlo, di farlo diventare, oltre che uno slogan, anche parte di questo strano regolamento.

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