Corsa dei Ceri in ospedale a Branca, le infermiere rischiano dieci giorni di sospensione

L'avvocato Minelli: "Il gesto non ha prodotto danni di immagine all’Azienda, ma racchiude in sé un valore altamente simbolico per una popolazione provata dall'epidemia"

Le tre infermiere che il 15 maggio scorso, all’interno dell’ospedale di Branca, hanno dato vita ad una corsa dei Ceri, dovranno comparire davanti all’ufficio di disciplina il 25 giugno. Rischiano una sospensione dal lavoro e dallo stipendio fino ad un massimo di dieci giorni.

“Una vera e propria ingiustizia nei riguardi di coloro che, fino a pochi attimi prima, sono stati considerati e tratati da eroi, modelli, esempi di coraggio” afferma l’avvocato Ubaldo Minelli che assiste una delle infermiere insieme con i colleghi Paola Nuti e Fabrizio Cerbella. “Il gesto delle tre infermiere, lungi dal concretizzare condotta produttiva di danni di immagine all’Azienda, racchiude in sé un valore altamente simbolico, assai significativo per l’intera comunità eubugino-gualdese e, più in generale, per l’intera regione umbra, fortemente provata da mesi di lockdown a causa di una pandemia, di cui tuttora si ignorano a livello planetario tempi ed esiti – scrive l’avvocato Minelli in una lunga riflessione - Condotta posta in essere il 15 maggio, cioè il giorno della (mancata) Festa dei Ceri, espressione identitaria del’intero popolo umbro”.

Secondo il difensore, già presidente della Famiglia dei Santubaldari, “le tre infermiere, tutte munite di mascherine, oltre il termine del proprio orario di lavoro (h.21.01), indossando fazzolettoni della divisa ceraiola, hanno effettuato una brevissima corsetta con il ceretto, durata pochissimi secondi, all’interno della struttura ospedaliera, che non ha creato alcun disservizio e, tanto meno, danno d’immagine all’Azienda, agli utenti o a terzi”.

Non solo, “la quasi totalità di coloro che hanno avuto modo di visionare, nell’immediatezza e nei giorni successivi, il video o la foto, fra questi in primis gli stessi degenti, hanno percepito ed interpretato il gesto positivamente, per l’elevato significato metaforico che lo stesso racchiudeva: un chiaro ed inequivocabile segnale di ripartenza e di superamento della gravissima emergenza epidemiologica - prosegue l’avvocato Minelli che chiede una rapida e positiva conclusione della vicenda - Si impone, pertanto, una immediata definizione della vicenda (id est: archiviazione) basata sul buon senso, sulla ragionevolezza e… sul diritto, non essendo ravvisabile, nel caso di specie, alcunché di rilevante dal punto di vista disciplinare”.

In quel gesto “tutti hanno letto la voglia, il desiderio di voltare pagina, a partire proprio dal luogo di maggiore sofferenza per la comunità, ed hanno sorriso e gioito. Stigmatizzare e condannare in sede disciplinare questo comportamento – scrive Minelli – che ha avuto soltanto ripercussioni mediatiche positive, sarebbe oltremodo ingiusto e privo di fondamento in primis per le tre infermiere, in secondo luogo negativo per l'immagine della Festa dei Ceri e per i valori plurisecolari che la stessa esprime”.

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Per l’avvocato Minelli, infine, “l’ipotesi danni è inconfigurabile. Sono altri i fatti che procurano danno d’immagine e non solo alla sanità umbra. Fatti, come la gestione dei concorsi, che sono all’attenzione della cronaca da diverso tempo e prima ancora della magistratura”.

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