Soldi, regali e avi umbri inventati per far ottenere la cittadinanza agli stranieri: nove indagati

Indagati sei impiegati del Municipio di Todi, per due scatta l'interdizione: avrebbero agevolato le pratiche e facilitato i controlli. Stesso provvedimento per i titolari dell'agenzia che avrebbero organizzato il raggiro

Un affare ghiotto, da migliaia di euro. Pratiche per la cittadinanza italiana in tempi record, senza i requisiti necessari, e con un “aiutino” agli uffici comunali affinché la pratica venisse accolta senza troppe verifiche e senza troppe attese: una settimana invece dell'anno “canonico”. Perché, del resto, il tempo è denaro.

L'inchiesta coordinata dalla Procura di Spoleto e condotta dai carabinieri di Todi, parte da altre due indagini, a Terni e Nola, che ruotano intorno a un brasiliano, poi finito agli arresti domiciliari, che, secondo quanto accertato, avrebbe gestito un fiorente giro di pratiche “agevolate” per il rilascio della cittadinanza. Dopo il provvedimento restrittivo nei confronti dell'uomo, a lui si sarebbero sostituiti un 68enne tuderte, ufficialmente pensionato, e una 46enne brasiliana, titolari di un'agenzia di disbrigo pratiche, decisivi per i clienti, spesso e volentieri facoltosi, che volevano la doppia cittadinanza senza troppe complicazioni. E la sedicente agenzia avrebbe pensato a tutto: viaggio in Italia, “servizio navetta”, il reperimento di un'abitazione da far figurare come residenza del richiedente, e poi tutta la documentazione necessaria a farsi riconoscere lo status di cittadino italiano per ius sanguinis, ovvero accreditando le origini italiane di un parente – fino alla quarta generazione – condizione necessaria per ottenere il titolo, ma in molti casi completamente inventata. Insomma, l'avo umbro sarebbe stato solo sulla carta, costruito ad arte e con il benestare di chi avrebbe dovuto controllare. 

Un riconoscimento che – sempre secondo le indagini – filava via liscio all'ufficio anagrafe di Todi grazie alla compiacenza di un ufficiale e di un messo comunale, terminali operativi dell'organizzazione. Confezionata ad hoc la pratica, riferiscono i carabinieri, i controlli sulla residenza, altro requisito fondamentale, venivano fatti fittiziamente oppure al bar. E ancora, i recapiti nel modulo di domanda erano quelli dei due titolari dell'agenzia, mentre sempre gli stessi gli indirizzi indicati. Per i quattro il gip ha disposto l'interdizione per un anno dall'attività amministrativa e quindi la sospensione dal lavoro. Un'accelerata alla burocrazia e più di un occhio chiuso sulle verifiche conseguenti, è stato ricostruito, che veniva ripagata con regalie e forse soldi, anche se il passaggio di denaro non risulta essersi verificato, ma in un caso ipotizzato sulla scorta dell'attività investigativa effettuata.

L'inchiesta, complessivamente, vede coinvolte nove persone, altri quattro sono dipendenti del Comune di Todi, tra cui un primo messo comunale, ora in pensione, che avrebbe poi collaborato fattivamente alle indagini come altri dipendenti non coinvolti dalle indagini. Agli altri impiegati indagati vengono contestati episodi di falso in atti, ma i ruoli risulterebbero essere più marginali. Le ipotesi su cui lavora la Procura sono  also ideologico e materiale in atti pubblici e documenti informatici, istigazione alla corruzione e corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio. 

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Le pratiche sotto la lente degli investigatori sono prossime al centinaio in una indagine destinata a estendersi anche ad altri comuni. Tra quelle risultate illecite anche la richiesta di un calciatore brasiliano, per un anno in campo con la maglia di una squadra di Città di Castello, poi andato altrove a giocare.

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