L'altra verità sul gioco-scommesse, Luigi Nevola: "Il proibizionismo è perdente"

Il presidente dell’associazione La Sentinella è intervenuto durante un convegno a Perugia, dove si sono confrontati associazioni e operatori del settore; secondo lui quel che serve è una sana cultura del gioco

Un punto di vista diverso, lucido e sicuramente non di parte o di lobby, quello che è emerso dal convegno su "Gioco e Territorio Un equilibrio possibile tra business e salute pubblica", organizzato da PressGiochi.it in collaborazione con Umbria Giochi, che si è svolto presso la Sala dei Notali di Perugia e al quale hanno partecipato associazioni, medici e istituzioni che hanno sezionato e ispezionati tutti gli aspetti del gioco-scommesse. Un punto di vista dicevamo perchè emerge con chiarezza, con tanto di doti ed esperienze sul campo, che la tanto voglia di "proibizionismo" anche in questo settore non è la chiave per arginare il fratello cattivo del gioco: ovvero la ludopatia, la malattia che colpisce una piccola parte di chi gioca, i cosiddetti "irresponsabili" ovvero coloro che non giocano in maniera responsabile a tutela delle proprie tasche, della propria vita e quella eventuale della propria famiglia. 

Interessante in questo senso l’intervento di Luigi Nevola, presidente dell’associazione La Sentinella che ha aperto il convengo raccontando l’esperienza di Bolzano, dove il proibizionismo ha portato proprio alla proliferazione del gioco illegale, il caso emblematico dei “totem”. “Abbiamo denunciato questa cosa - ha commentato Nevola - abbiamo approfondito, fatto degli studi, perché deve passare questo messaggio. Dove c’è proibizionismo c’è illegalità e patologia. Questo non lo dice La Sentinella, ma gli stessi dati. Per questo vogliamo lottare e dialogare tra le parti per comprendere un settore spesso oscuro e agire in maniera corretta. Fondamentale in questo è la formazione che serve per tutti. In Italia infatti manca una sana cultura del gioco”.

E poi c'è la demonizzazione delle aziende che operano nel settore: tutte sporche e cattive per molte. Ma non è così: danno lavoro, ascoltano le istituzioni, finanziano le associazioni per combattere il gioco illegale e gli eccessi e per il recupero delle persone cadute nell'abisso. “Ho parlato spesso con gli operatori e hanno problemi di quali spesso non riescono a confrontarsi adeguatamente - ha dichiarato il professor Cesare Guerreschi, presidente del Siipac.- ho conosciuto tantissime aziende del settore oneste e pulite che non hanno niente a che fare con l’illegale. Siamo in un momento delicato e penso che siamo nel momento decisivo, abbiamo intrapreso la strada giusta. Operatori e concessionari sono vicini a persone come me che dovrei essere la controparte, ma non sono la controparte siamo tutti nello stesso ambiente e dobbiamo lavorare insieme”.

UN SETTORE CHE DA' LAVORO E DA' MOLTI SOLDI ALLO STATO - “Il settore contribuisce fortemente alla spesa pubblica, si parla di 9 miliardi all’anno - ha dichiarato Matteo Marini AD di Admiral Gaming Network relatore dell’incontro di Perugia- questo non va dimenticato allo stesso tempo ora si sa quanto le persone spendono. Due elementi allo stesso modo importanti. Questo settore è diventato una sorta di gallina dalle uova d’oro, per questo lo stato ha cercato di spremere aumentando gli apparecchi, cosa che ha portato problemi agli operatori stessi, perché il mercato ne ha risentito". 

"E’ sbagliato dire che cresce il gioco - ha concluso - è cresciuta la raccolta. Su questo settore è facile speculare, ma spesso si prendono abbagli clamorosi. Nelle regioni azioni limitanti come le distanze a 500 metri, non risolvono il problema delle dipendenze. Il problema invece deve essere affrontato in materia scientifica. Discorso simile vale per gli orari ed esempi come quello di Bolzano dimostrano come il proibizionismo ha portato alla proliferazione dei Totem. Dobbiamo ricordare inoltre che in questo settore lavorano 120 mila persone e di questo le istituzioni devono tenere conto”.

IL LIBRO -  Il convegno ‘Gioco e Territorio. Un equilibrio possibile tra business e salute pubblica’, organizzato da PressGiochi.it in collaborazione con Umbria Giochi srl è stato preceduto dalla presentazione del libro di Luca Patoia e Cesare Guerreschi dal titolo ‘Ethical Game: equilibri del gioco’.

“Luca Patoia è un uomo coraggioso - ha detto Guareschi co-autore del libro e fondatore e presidente della Siipac, la Società Italiana di intervento per le patologie compulsive che da anni si occupa di gioco patologico - il rischio è importantissimo nella vita e qualsiasi giocatore sa che questo è alla base delle cose. Questa giornata sarà memorabile perché un uomo come Luca Patoia ha avuto il coraggio di mettersi a nudo. Quello che ha scritto è la verità su questo argomento. Se leggerete il libro vi darà a molto”.

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“Il gestore - ha raccontato Patoia - fa parte di una filiera. E’ colui che prende tutte le autorizzazioni dai concessionari che sono il timone e che lo portano della strada. Sono nato come gestore nell’86 per raccogliere i soldi nell’Umbria, un periodo difficile e abbiamo deciso di provarci e conoscendo l’ambiente siamo arrivati al mercato più ampio”. “Il nostro libro - ha continuato Patoia - serve per mandare un messaggio non solo agli operatori, ma anche alla gente che chiede: ‘Come funziona il mondo del gioco’?”. Un’idea semplice, ma significativa”.

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