La Corte Costituzionale respinge il ricorso contro la legge 194, dichiarando manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 4 della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza sollevata dal Giudice tutelare del Tribunale di Spoleto.
Il giudice aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale, basandosi su una recente sentenza della Corte di giustizia europea, bloccando la richiesta di una 17enne che, rimasta incinta, aveva deciso di abortire senza dire nulla ai genitori. La giovane si era quindi rivolta prima al consultorio della Asl, e poi al giudice tutelare che le aveva negato l'aborto rivolgendosi all'Alta Corte. Qualche tempo dopo, arrivò anche il parere della Ceu, che non poteva esimersi dall'intervenire sulla questione.
L'articolo 4, sul quale il giudice spoletino aveva sollevato la questione, è quello che disciplina che, "per l'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell'articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405, o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia".
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2 Commenti
Feedalessio di benedetto PURTROPPO VIVIAMO IN VATICANIA. E non è affatto vero che i dogmi della fede cattolica si applicano soltanto ai relativi fedeli. No! Se così fosse non avremmo mai scritto questo libro. Sarebbe stato inutile, perché ciò che fanno i cattolici della loro "libertà" non c'interessa affatto. Ciò che fanno della loro sessualità e fecondazione assistita, del loro feto e delle cellule staminali ancor meno. Facciano ciò che gli detta dentro e fuori. Disgraziatamente, però, i Papi tutti, ma in particolare Wojtyla e Ratzinger, ambedue figli diretti dell'Opus Dei, hanno cercato in tutti i modi che le leggi di una confessione religiosa particolare fossero estese a tutti gli abitanti del pianeta, intervenendo in maniera pesante sulle politiche democratiche delle nazioni e sui loro governi. Come è successo nel 1975 negli States, dove i vescovi vaticani scatenarono una guerra senza quartiere contro il diritto costituzionale all'aborto, un diritto stabilito dalla Corte Suprema nel 1973. Ma da allora si è innestata una guerra, a tratti palese e a tratti sotterranea, che sta sconvolgendo il panorama politico statunitense. Anche in Italia, dove dal 1982 (L. 194) esiste una regolamentazione al riguardo, gli intoppi, la mancata attuazione e gli ostacoli sono infiniti, sempre grazie a coloro che ipocritamente dicono di non volere imporre i loro insegnamenti morali, ma la legge divina (la loro) lo rende necessario. E allora, in America ci sono stati gli antiabortisti che hanno sparato (benedetti da dio) con rivoltelle e fucili ai ginecologi che applicavano le disposizioni di legge, mentre in Italia è nata la figura del medico obiettore di coscienza, paragonabile a quell'insegnante che si rifiutasse di dare lezioni agli extracomunitari. Quante volte è successo che in un certo ospedale ci fosse un solo ginecologo disponibile in quel mentre e che per di più era antiaborista, e costui pur di rispettare il suo credo religioso stava per far slittare i termini prescritti dalla legge e rendere sempre più pericolosa la pratica abortiva per la salute della madre. Questo, nella coscienza di un buon cittadino, animato da dignità civile, è vissuto come interruzione di pubblico servizio o addirittura mancato soccorso. Ve l'immaginate un medico Testimone di Geova che si rifiutasse di fare le trasfusioni di sangue a coloro che si stanno dissanguando? Sarebbe accusato di omicidio volontario. Se gli obiettori non hanno voglia di lavorare in uno Stato nel quale non si riconoscono, se ne possono pure andare a svolgere la loro professione nella Città del Vaticano. Il 13 settembre scorso, durante il congresso mondiale della Federazione Internazionale Farmacisti Cattolici in corso a Poznan, in Polonia, Ratzinger ha invitato i "suoi" farmacisti a mettere in pratica la disobbedienza civile, circa l'uso dei prodotti anticoncezionali, tipo la RU486, la pillola che sostituisce l'aborto chirurgico. Ovvia la scomunica per chi la prescrive e per chi la usa. «Nella distribuzione delle medicine - sottolinea il Pontefice - il farmacista non può rinunciare alle esigenze della sua coscienza in nome delle leggi del mercato, né in nome di compiacenti legislazioni. Il guadagno, legittimo e necessario, deve essere sempre subordinato al rispetto della legge morale e all'adesione al magistero della Chiesa". Ignazio Marino, candidato alle primarie per la segreteria del Partito democratico, ha affermato al riguardo che "in Italia ci sono delle leggi cui i farmacisti devono obbedire. Se non si sentono in grado di obbedire alle leggi di uno Stato laico possono rinunciare ad avere una farmacia" . http://shop.nexusedizioni.it/libri-editi-da-nexus-edizioni/406-la-religione-che-uccide-9788889983157.html
Carolus Costituzionale no si tratta sempre di un omicidio quando si toglie la vita a un organismo umano vivente fuori o dentro il ventre materno.