Mini dirigenti, la versione del Comune: "Spesa tagliata di un terzo"

La risposta di Palazzo dei Priori alle critiche e le precisazioni: "Individuate un numero di posizioni organizzative da istituire pari a 34, mentre le alte professionalità saranno sette"

Come in ogni giallo che si rispetti, ci sono due versioni dei fatti. Perugia sullo sfondo, sole a picco su corso Vannucci e Palazzo Grossi. Da un lato il grande accusatore De Vincenzi, dall'altro la giunta Romizi. Nel mezzo la pietra dello scandalo, la patata bollente, la granata inesplosa: i mini-dirigenti del Comune. Il primo grida allo scandalo e alla “goccia che ha fatto traboccare il vaso”. L'Amministrazione, dal canto suo, risponde così: “Prosegue il percorso di riorganizzazione del Comune di Perugia, avviato dalla nuova Amministrazione ad inizio di legislatura ed operativo dal 1 gennaio 2015. Proprio con l’obiettivo di migliorare l’efficienza complessiva dell’apparato amministrativo, la giunta ha approvato la determina con la quale ha preso atto delle risultanze dell’istruttoria avviata in merito all’individuazione delle posizioni organizzative e di alta professionalità”. E ancora: “Si tratta di figure cosiddette “intermedie” strategiche per il raggiungimento dei programmi di mandato, perché rappresentano un utile punto di raccordo tra dirigenza e i circa 1150 dipendenti”. Tranquilli, al netto del politichese è così: abbiamo i mini-dirigenti.

La Giunta Romizi, dopo vari incontri con i sindacati, “ha individuato un numero di posizioni organizzative da istituire pari a 34, mentre le alte professionalità saranno sette”.

La risposta della squadra del sindaco prosegue. Romizi revival di Boccali? “La diminuzione delle posizioni organizzative rispetto al passato è significativa, visto che, nel corso della precedente legislatura erano 44, con conseguente riduzione di un terzo della spesa complessiva. L’operazione, peraltro, si inserisce nell’ambito delle scelte strategiche avviate dall’inizio della legislatura dalla giunta e volte al contenimento della spesa pubblica; va in questa direzione, ad esempio, la riduzione del numero dei dirigenti, scesi anch’essi di quattro unità”.

E ci sono anche le spiegazioni della scelta: “Nell’operare la scelta l’Amministrazione si è attenuta sostanzialmente a due criteri: da un lato, efficientare l’organizzazione della macchina comunale, rendendola funzionale agli obiettivi di mandato. Dall’altro, assicurare una riduzione della spesa destinata alle posizioni organizzative, incidendo il meno possibile sul fondo del salario accessorio del personale del comparto. Quest’ultimo criterio, peraltro, consentirà di avere a disposizione ulteriori risorse da impiegare per incentivare altro personale, valorizzando il merito dei dipendenti”.

La conclusione di Palazzo dei Priori è una precisazione. Di quelle che pesano, per giunta: “L’Amministrazione precisa che l’individuazione delle posizioni organizzative e di alta professionalità non determina alcun aggravio di spesa per l’Ente, dal momento che le risorse necessarie sono vincolate al fondo per il salario accessorio del personale, che il Comune è obbligato ogni anno ad accantonare”. Basterà a placare le acque?

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