Cocaina a Santa Maria degli Angeli e Bastia, questione di famiglia: stroncato giro di spaccio gestito da padri e figli

Operazione dei carabinieri della compagnia di Assisi, eseguite sette ordinanze a seguito delle indagini scattate dalle segnalazioni di alcune famiglie

Padri e figli a gestire il mercato della cocaina di Santa Maria degli Angeli e Bastia Umbra. Clienti contattati con il passaparola, gli accordi per gli incontri, spesso e volentieri, fatti a voce senza bisogno di telefonarsi. Perché domanda e offerta si incontravano in piazza, perché si conoscevano di persona e non c'era bisogno di accordarsi troppo. Se la dose richiesta non c'era, bastava aspettare pochi minuti e qualcuno sarebbe arrivato, a piedi o in bicicletta, per consegnare quanto richiesto. 

L'indagine dei carabinieri della compagnia di Assisi, insieme ai colleghi delle stazioni di Assisi e Santa Maria degli Angeli, è partita nel marzo 2018 in seguito ad alcune segnalazioni ricevute dai militari, in particolare da alcuni genitori preoccupati per i loro figli, che andavano a confermare i sospetti su un gruppo di persone. Cittadini stranieri, regolarmente in Italia da anni, perfettamente inseriti, titolari, in alcuni casi, di attività commerciali ben avviate, ma con un tenore di vita piuttosto elevato, non compatibile con i loro potenziali redditi, e con atteggiamenti ritenuti sospetti.

Se le intercettazioni non hanno dato particolare riscontro, più utili sono stati appostamenti e pedinamenti che hanno portato a trovare riscontro sulla fiorente attività di spaccio di cocaina che si basava su una clientela, prevalentemente locale, di consumatori di ogni età, dagli occasionali ai clienti fissi che, sentiti dai carabinieri, hanno confermato di aver consumato, in un anno, anche coca per 10mila euro. Un'ottantina i consumatori intercettati dai militari durante l'attività e sentiti. L'iniziativa reticenza ha poi lasciato il passo alla collaborazione - a quanto si apprende, in particolare da parte di chi da qualcuno del gruppo aveva ricevuto delle minacce. Perché, è stato ricostruito, essendoci tra spacciatore e consumatore un rapporto di conoscenza diretta, le dosi sarebbero state cedute anche senza che il pagamento avvenisse immediatamente. Ma il debito non veniva corrisposto, come detto, si arrivava anche alle minacce. 

A conclusione dell'indagine dei carabinieri, coordinati dal pm Giuseppe Petrazzini ha chiesto e ottenuto 7 misure restrittive Per un 57enne albanese, in virtù dei precedenti, sono scattate le manette. Al momento della notifica, i carabinieri hanno rinvenuto 19 grammi di cocaina, nascosti in un barattolo, vicino al pollaio di casa. Altri 4 soggetti sono ai domiciliari, tra cui un italiano a cui i carabinieri attribuiscono il ruolo di procacciatore di clienti, passato da cliente lui stesso a collaboratore del gruppo. Due misure prevedevano, invece, l'obbligo di dimora, all'arrivo dei militari, uno dei destinari ha cercato di disfarsi di alcune dosi di droga e di un bilancino. Per questo è stato arrestato. 

Nel corso dell'operazione, sequestrati 4.300 euro in contanti e sequestrate diverse dosi di cocaina. In un  caso, bloccato un rifornimento di circa due etti di "neve" con un elevatissimo grado di purezza e quindi da "tagliare" per ottenerne 4,5 volte tanta, a conferma, per gli investigatori, del peso specifico del gruppo di spacciatori e della loro mole di affari. 

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