La buona sanità - Tumore raro, operazione di 5 ore per battere il male: un caso su 100mila

Il professor Carmelo Zappone, insieme alla sua équipe, ha proceduto all'asportazione dell'ingombrante massa tumorale che aveva raggiunto un diametro di ben 5 centimetri.

Aveva in bocca, vicino alle tonsille, un tumore grande come un mandarino. Che ormai le impediva di mangiare. C’è voluto un delicato intervento chirurgico, durato più di 5 ore, per rimuovere la neoplasia. E adesso, dopo il decorso postoperatorio. la paziente, che ha 55 anni, potrà tornare a vivere una vita normale.

L’asportazione per via cervico-parotidea di questa neoplasia, il “parafaringioma”, è assai complessa e solo pochi specialisti in Italia riescono con successo in tale tipo di intervento. In Umbria il primo a cimentarsi in questa chirurgia di eccellenza è stato il professor Carmelo Zappone che, insieme alla sua équipe, ha proceduto all’asportazione dell’ingombrante massa tumorale che aveva raggiunto un diametro di ben 5 centimetri. L’intervento è stato eseguito nei giorni scorsi presso la Casa di Cura Liotti di Perugia, accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale. 

“Si tratta di tumori rari, meno dell’1% dei tumori della testa e del collo, e rimangono a lungo asintomatici. Hanno quindi, al momento della diagnosi, dimensioni spesso notevoli come il caso in questione”. L’incidenza è di circa un caso ogni
100mila abitanti per anno, quindi in Umbria si presume ci siano circa 9 casi all’anno. Il trattamento radicale è essenzialmente chirurgico. Però il ricorso alla chirurgia in questa regione profonda, il cui contesto vascolo-nervoso è molto importante, può porre delle difficoltà tecniche nell’asportazione. Ma uno specialista del calibro di Zappone è riuscito a portare a termine brillantemente la “mission (quasi) impossibile”.

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“La difficoltà di questo intervento - spiega il professor Zappone, che ha all’attivo oltre 30 casi di exeresi totale di parafaringioma - era determinato dalle notevoli dimensioni della neoplasia e dalla consistenza molto dura che ne rendeva particolarmente delicata la sua asportazione, dalla dislocazione dell’arteria carotide interna e della vena giugulare e, posteriormente, degli ultimi quattro nervi cranici, oltre alle strutture dell’orofaringe (tonsilla, palato, ecc.). Tutto è filato liscio come l’olio e il decorso post operatorio è stato privo di complicanze”.

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