Opinione/2 - C'è davvero la volontà di sconfiggere lo spaccio di droga a Perugia?

Un nostro lettore (Grifo '70) ci ha inviato il racconto di quello che accade in centro storico troppe volte in balia degli spacciatori. Li ha seguiti. E si è fatto anche una sua opinione su sicurezza, forze dell'ordine e forse scarsa possibilità di salvare la città

Riceviamo e pubblichiamo per la nostra rubrica sull'opinione dei lettori la mail di Grifo 70 sul centro storico, la criminalità e la rabbia di chi ci vive.

Spett. Perugia Today, scrivo da cittadino e soprattutto da perugino purosangue, nato e cresciuto in centro 43 anni fa e tuttora molto interessato alle sue (povere) sorti, tanto da scrivere in uno stato misto di rabbia-delusione-sconforto per quanto vedo ogni giorno in vie, vicoli e piazze e leggo su siti e giornali (includendo le notizie di scippi, spaccate, furti, ecc.). Il tema ovviamente è lo spaccio di droga e mi chiedo se ci sia veramente la volontà di istituzioni-forze dell'ordine-cittadini di sconfiggerlo. Così come mi chiedo come sia possibile che le cose che vedo io, pur non essendo un uomo che sta 24 ore in strada, lampanti e senza distinguo se alla luce del giorno o di notte, non lo riescano a vedere quanti sono preposti all'ordine. Cito l'ultimo esempio di pochi minuti fa (un mercoledì qualunque alle 15.15) in quel fazzoletto racchiuso tra l'Arco Etrusco, piazza Grimana, corso Garibaldi e via Fabretti.

Lo scenario parla di un furgone con scritto Reparto mobile Carabinieri sotto l'Arco Etrusco coin accanto un'auto della Polizia provinciale; tre magrebini presunti (perché son buono, ma si riconoscono lontano un miglio) spacciatori sulla panchina sottostante (di fronte al giornalaio, vicino alle cabine telefoniche) e uno seduto al bar di piazza Grimana; due più che presunti tossici che provengono da via della Pergola e si dirigono in corso Garibaldi, imprecando e visibilmente in cerca di roba (anche loro si riconoscono facilmente). Decido di seguirli: si infilano come mille altre volte mi è capitato in via dei Pellari, traversa di Corso Garibaldi e, senza destare sospetti (mi sto mangiando un gelato) li vedo arrivare sin quasi in fondo. Torno indietro, ma con la coda dell'occhio vedo venire da piazza Lupatteli (dove c'è la chiesa di sant'Agostino) in discesa altri due energumeni magrebini che incrociano una ragazza, all'apparenza meno tossica di tante altre: si salutano e anche lei si infila in via dei Pellari.

Non posso tornare indietro, né entrare in quella viuzza: essendo solo, desterei dei sospetti e poi per chi o per cosa dovrei rischiare? Facile comunque immaginare cosa o chi ci sia in via dei Pellari.... Possibile che nessuno vada a fare dei blitz lì (già fatti in passato e quindi gli inquirenti sanno bene...) e tutto continui come sempre? Ma proseguo: all'angolo della pizzeria, vedendo sempre in alto sullo sfondo i mezzi delle forze dell'ordine con relativi uomini ma non più gli spacciatori sulla panchina di cui sopra, svolto verso destra in via Fabretti. Duecento metri e vengo affiancato e sorpassato da un altro magrebino, basso e con una borsa a tracolla: mi taglia la strada, mi guarda male e mentre la bottiglia che tengo in mano - sia pure di plastica ma piena - è pronta ad un eventuale utilizzo mi si ferma davanti ma tra la mia sorpresa inchioda e rigira. Forse portando barba lunga e magliettina lo hanno portato ad uno scambio di chissà quale persona.

E un altro suo collega che viene da piazza dell'Università, birra in mano e cera decisamente portata male, in una lingua incomprensibile deve confermarglielo urlando qualcosa. Poco più su, mentre procedo girandomi indietro (anche per capire se mi seguono) i due confabulano animatamente fino a sparire dalla mia visuale. Potrei farne a decine di racconti così e come me scene simili le vedono tutti coloro che vogliono porci l'attenzione. Inutile dire, caro Perugia Today, che il mio sconforto (al pari della rabbia) è aumentato e ho pure avuto paura. Ma loro sono ancora lì, ogni giorno, ogni ora; domani li rivedrò o ne vedrò ogni giorno altri. Spero che quei mezzi delle forze dell'ordine preludessero ad una retata, ma è chiaro che loro, gli spacciatori, in quei minuti hanno potuto fare - come sempre - lo stesso tutto ciò che volevano. E, dispiace dirlo, intere parti di città sono in mano loro. Recapitate a chi di dovere questo mio sfogo, sono pronto a collaborare e come me tanti altri; salvo poi arrendermi al fatto che il giorno dopo chi viene beccato è già di nuovo su piazza, grazie a leggi assurde e avvocati squali. E se io dovessi agire o reagire finirei dentro e loro di nuovo e sempre fuori. Poi però nessuno si lamenti se succede quel che succede. Cordialità. Grifo 1970

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