Rissa in classe a Città di Castello: tre feriti, lo sconcerto e la delusione della preside

Al pronto soccorso sono finiti due studenti e l'insegnante che ha cercato di sedare la rissa. L'attacco della Lega Nord e la lettera della preside che ha denunciato tutto ai carabinieri

Una rissa in classe, avvenuta a Città di Castello, sta diventando un caso nazionale con tanto di lettera pubblica del preside e intervento di un consigliere regionale della Lega Nord. In ospedale sono finiti due studenti e un insegnante che era intervenuto per sedare la rissa: la prognosi varia da un minimo di 7 giorni ad un massimo di 30 giorni. Protagonisti di questo episodio sono stati: uno studente umbro e 4 studenti nord-africani che, come spiegato dalla Preside, sono senza famiglia e sono arrivati con l'ondata dei barconi. Attualmente sono affidati ad una casa famiglia dell'altotevere.Tutto sarebbe nato da "una parola sgarbata, una risposta altrettanto offensiva". E' stata aperta una indagine da parte dei Carabinieri di Città di Castello sull'episodio avvenuto all'alberghiero Cavallotti. 

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La preside ha amesso che la scuola ha fatto di tutto per accogliere e integrare ma allo stesso tempo "l'accaduto mi fa riflettere, ci fa riflettere sui limiti delle nostre azioni, sulle reali possibilita' della scuola come 'ammortizzatore sociale', sulle nostre capacita' di analisi e di intervento in situazioni cosi' complesse e delicate, nelle quali siamo messi di fronte alla gestione di giovani personalità traumatizzate, di cui non conosciamo la cultura e i valori e che non comprendono la nostra cultura e i nostri valori".  Sulla questione e' intervenuto il consigliere regionale della Lega Nord Valerio Mancini per il quale "la responsabilita' di quanto successo e' in capo alla politica: il tentativo assurdo di integrare tutto e tutti, ad ogni costo, provoca fatti che possono avere conseguenze ben piu' gravi rispetto a quella di ieri".

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