Il Caso Narducci torna in aula: in 7 accusati di falso e di despitaggio

Francesco Narducci è il medico perugino che è stato al centro di una morte misteriosa al Lago Trasimeno ed era stato inserito sullo scacchiere del terzo processo a Firenze sul Mostro di Firenze. Parte la seconda parte del processo a Perugia

Francesco Narducci

Il caso Narducci torna in aula a Perugia, seppur depurato di molti misteri non più "misteri" e del collegamento con il Mostro di Firenze  dopo il processo Ter in Toscana che vide l'assoluzione per il farmacista Calamandrei presunto amico e complice mai provato del medico perugino. Non resta molto di tutte quelle accuse e sospetti che avevano riacceso l'attenzione sia sulla scomparsa - trovato annegato al Trasimeno - del brillante gastroenterologo che sulla strage dei fidanzati a Firenze tra gli anni '70 e la metà degli '80.

Dei trenta indagati ai tempi del Pm Giuliano Mignini - il Gup Micheli bocciò la linea dell'accusa ma la Cassazione ha riaperto in parte il processo dando ragione alla Procura - ne restano soltanto sette per accuse decisamente minori dato che su venti capi d’imputazione, dieci si sono prescritti, e per altri è stato chiesto direttamente il proscioglimento. Sul banco degli imputati dovranno tornare Alfredo Brizioli, Francesco Trio, Mario Spezi, Luigi Ruocco, Ferdinando Zaccaria ed Emma Magara. Adesso spetterà al Gup della procura della Repubblica di Perugia rinviare o meno a giudizio i sette implicati nella vicenda e accusati, a vario titolo, di depistaggio e falsa testimonianza. Ma la prima udienza è subito saltata per un errore di forma e quindi tutto rinviato al prossimo maggio. 

LE ACCUSE E LE PISTE - C’è chi urla la parola: “Verità”, come la vedova di Narducci, chi invece batte la pista della mano “nera” del mostro di Firenze e chi è invece convinto che si tratti solo di un drammatico suicidio, come la famiglia del noto gastroenterologo. Ma rimangono ancora tanti i punti interrogativi come la testimonianza della donne delle pulizie di casa Narducci che prima dichiarò di aver visto una lettera di addio scritta su due fogli. Poi ritirò tutto, dicendo che si trattava di un semplice biglietto. Risultato: falsa testimonianza. Ma a dover dare spiegazioni sarà anche Alfredo Brizioli che, secondo l’accusa, minacciò il medico legale Gabriella Carlesi che la costrinse “a redigere una consulenza falsa”, obbligandola “a negare l’evidenza della frattura del corno superiore sinistro della cartilagine tiroide del cadavere”. Un tassello importante di un esame che avrebbe potuto provare lo strangolamento di Narducci.

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Ad avere un ruolo da protagonisti anche il giornalista Mario Spezi e il pregiudicato campano Luigi Ruocco, finiti entrambi in manette. Spezi è stato arrestato, infatti a suo tempo, con l'accusa di aver tentato di sviare le inchieste e per concorso in omicidio, Ruocco, bloccato a Firenze, fu accusato di favoreggiamento e calunnia. L'ipotesi degli inquirenti perugini è che avesse collaborato con Spezi nel presunto tentativo di depistaggio, in particolare, secondo l'accusa, compiendo alcuni sopralluoghi per suo conto. E poi l’ex questore Francesco Trio che tentò di paralizzare l’attività della squadra anti mostro di Giuttari, che fa sapere che si costituirà parte civile. A maggio per la prossima puntata di quella che sembra essere un giallo a più riprese.

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