Sovraffollamento, tanti stranieri e aumentano i minori con problemi giudiziari, la relazione del Garante dei detenuti

I detenuti nelle quattro carceri umbre sono 1.431 per una capienza di 1.334 posti. Le donne sono 72. Gli stranieri sono 584 (a Perugia costituiscono il 60% della popolazione carceraria)

I detenuti nelle quattro carceri umbre sono 1.431 (rilevamento al 31 dicembre del 2018) per una capienza di 1334 posti. Le donne sono 72. Gli stranieri 584. è questo il primo dato fornito dal Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale, il professor Stefano Anastasia. Un dato che porta con sé quello, importante, del sovraffollamento degli istituti penitenziari umbri che è del 112% per Perugia, 111% per Terni, 101% per Spoleto, 98% per Orvieto, mentre la media regionale è del 107% (quella nazionale si attesta al 117%). Il sovraffollamento incide fortemente sulle condizioni degli spazi e della vita detentiva.

Dai dati del Garante emerge anche che il 77% dei detenuti sconta una pena detentiva definitiva (1.100 detenuti), mentre sono 144 quelli in attesa di primo giudizio, 84 quelli in attesa di appello e 79 i ricorrenti in Cassazione. Per le pene detentive da 5 a 10 e per arrivare all’ergastolo, inoltre, si registra una percentuale più alta di quella nazionale, anche per la presenza di due carceri a media sicurezza come Spoleto e Terni. In questa categoria si registra una presenza quasi esclusiva di detenuti italiani e provenienti da altre regioni. Mentre per la detenzione nelle carceri a bassa sicurezza (Perugia e Orvieto) la percentuali di stranieri è maggioritaria: 68% a Perugia, 60% ad Orvieto, 29% a Terni e 23% a Spoleto (media regionale 40%).

Per quanto riguarda i minori, invece, si deve registrare un aumento per quanto riguarda la presa in carico da parte degli uffici di servizio sociale, vista la mancanza di un istituto minorile. Al 31 dicembre del 2018 risultano seguiti 487 minori, di cui il 15% ragazze e il 40% stranieri.

Il Garante segue anche l’esecuzione di provvedimenti giudiziari al di fuori delle istituzioni penitenziarie, cioè affidamento ai servizi sociali, detenzione domiciliare, lavori di pubblica utilità e messe alla prova. In Umbria sono 1.516 le persone che si trovano in questa condizione.

Nel 2018 sono state, invece, 214 le persone sottoposte a trattamento sanitario obbligatorio per un totale di giorni di degenza pari a 3.050, con un incremento nel periodo 2015-2018 del 45%.

Tra le criticità riscontrate quella principale è dovuta all’alta percentuali di stranieri in cella, criticità legata alla lingua e ai rapporti con gli operatori penitenziari, alla difficoltà di intrattenere rapporti familiari.

Altro problema è di ordine sanitario con la difficoltà di effettuare prestazioni di visite specialistiche e diagnostiche, scarsità di presenza e qualità dei servizi psichiatrici in ambito penitenziario, difficoltà di accesso ai medicinali prescritti e per la continuità terapeutica.

Altre criticità sono quelle legate ad eventi luttuosi (nel 2018 un suicidio a Perugia e due a Terni), gli atti di autolesionismo (136 a Terni, in prevalenza di stranieri, 46 a Spoleto), scioperi della fame e aggressioni ad agenti.

Il Garante raccomanda alla Regione Umbria di garantire maggiori risorse per la formazione, il lavoro e la sanità in carcere, mentre alle amministrazioni penitenziarie di intervenire sulle strutture carcerarie, sul personale, incrementare le relazioni con la comunità esterna.

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Erano presenti all’incontro la presidente dell’lssemblea legislativa Donatella Porzi, il questore di Perugia Mario Finocchiaro, il provveditore dell’amministrazione penitenziaria di Toscana e Umbria Antonio Fullone, il Sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Perugia Claudio Cicchella, il vice prefetto vicario di Perugia Castrese De Rosa, il direttore della casa circondariale di Capanne Bernardina Di Mario e quello del carcere di Spoleto Giuseppe Mazzini.

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